La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega noto come ddl Pichetto sul nucleare sostenibilecon un risultato di 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il testo ora passa al Senato per l’approvazione definitiva: se confermato, il Parlamento conferirà al Governo una delega per adottare, entro dodici mesi, i decreti che definiranno le regole concrete per la produzione di energia da fonte nucleare, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi.
Contenuti chiave del testo e scadenze indicate dal governo
Nel contenuto della legge delega sono delimitati i campi d’intervento che i futuri decreti dovranno disciplinare: la costruzione e l’esercizio di impianti come i SMR (Small Modular Reactor), gli AMR (Advanced Modular Reactor) e i micro-reattorila produzione di idrogeno tramite energia nucleare; la gestione del combustibile esaurito; e la riorganizzazione della governance degli enti competenti. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratinha annunciato che l’esecutivo intende emanare i decreti attuativi entro Natale e ha stimato che i primi reattori potrebbero risultare operativi tra il 2034 e il 2035.
Obiettivi dichiarati: mix energetico e indipendenza
Il testo sottolinea la finalità di integrare il parco delle fonti rinnovabili con il nucleare per garantire una produzione stabile, programmabile e indipendente dalle condizioni meteorologiche. Il Governo presenta questa opzione come leva per assicurare prezzi energetici sostenibili, sostenere l’elettrificazione dei consumi e ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri. Tra i target illustrati nelle indicazioni preliminari figurano proiezioni per una capacità intorno agli 8 GW entro il 2050, equivalenti a una quota stimata tra l’11% e il 22% del mix elettrico nazionale, a seconda di scenari e domande future.
Tecnologie promosse: Smr, Amr e soluzioni navali
Il ddl privilegia le tecnologie modulari e di nuova generazione: i SMRprogettati per potenze inferiori alle centrali tradizionali e costruibili in serie, e gli AMRpiù avanzati e tuttora in fase di sviluppo. I SMR sono descritti come unità da 10-15 MW potenzialmente assemblabili con componentistica standardizzata, mentre gli AMR impiegano soluzioni di raffreddamento alternative e promettono maggiore efficienza nell’uso del combustibile. Nel corso delle dichiarazioni pubbliche il ministro ha anche ricordato un dialogo con Fincantieri sull’ipotesi di installare piccoli reattori su navi mercantili, sfruttando il concetto di modularità e mobilità degli impianti.
Tempi di sviluppo e limiti tecnologici
Gli esperti citati nel dibattito segnalano che gli SMR appaiono più pronti per una diffusione commerciale immediata rispetto agli AMRper i quali è ragionevole attendersi sviluppi concreti nella seconda metà del decennio 2030. Gli AMR potrebbero consentire in futuro il riutilizzo di scorie come combustibile, riducendo i rifiuti ad alta attività, ma richiedono ulteriori test, autorizzazioni e investimenti industriali.
Reazioni politiche e contestazioni in Aula
La votazione ha suscitato forti reazioni: i deputati di area ambientalista hanno esposto cartelli con la mappa dei possibili siti d’installazione e hanno organizzato un flash mob fuori da Montecitorio. Critiche nette sono giunte dal Partito Democratico, che ha definito il provvedimento un tentativo di promuovere tecnologie ancora lontane dal mercato, e dal Movimento 5 Stelle, che contesta la bontà economica dell’opzione nucleare e mette in dubbio chi sosterrà i costi e i crediti per gli investimenti. Dall’altro lato, esponenti governativi, incluso il ministro degli Esteri Antonio Tajanihanno difeso la scelta come strategica per la sovranità energetica e per l’integrazione con le rinnovabili.
Nel dibattito è emersa anche la questione del consenso pubblicoil governo propone maggiore trasparenza e informazione come prerequisito per eventuali consultazioni popolari, mentre l’opposizione parla di disparità tra l’intenzione legislativa e la volontà espressa da consultazioni precedenti. Il percorso parlamentare al Senato determinerà i dettagli finali, compresi i limiti normativi, le misure di compensazione per i territori ospitanti e le condizioni per la partecipazione dell’industria italiana alla filiera tecnologica.
