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La vicenda di Moja Rowa nasce da una serie di incontri che uniscono formazione, convinzioni etiche e la volontà di creare abiti con una forte identità. Yelena Mojarova, nata in Russia e cresciuta a Cattolica, e Bendikt Sittler si sono conosciuti a Londra lavorando nell’ambiente creato da Vivienne Westwood e dal suo team. Quell’esperienza ha lasciato un’impronta profonda: non solo tecniche sartoriali, ma un senso di scuola basato su integrità, impegno politico e amore per l’arte e la letteratura.
Dal confronto con figure come Andreas Kronthaler — che ha svolto anche il ruolo di mentore spiegando le dinamiche di sfilata, shooting e gestione del marchio — è germinata l’idea di avviare un progetto proprio. I due, descritti come coppia creativa in cui lei è visionaria e lui è più giocoso e sentimentale, hanno scelto di trasferirsi in Messico dove, sul finire del 2026, hanno lanciato ufficialmente il marchio Moja Rowa.
Un marchio nato dall’eredità di una maestra
La formazione con Vivienne Westwood ha rappresentato per Yelena un modello di riferimento: una figura con grande integrità intellettuale, più interessata a giustizia, arte e letteratura che al puro successo commerciale. Questa eredità si traduce in una pratica creativa che mira a essere più di un semplice prodotto: Moja Rowa vuole raccontare una storia, conservare coerenza artistica e mantenere una distanza dal consumismo fine a se stesso. La loro estetica e il loro approccio al design sono permeati da quell’idea di fare moda come atto culturale, non solo come merce.
Il metodo di lavoro e le sfide imprenditoriali
Costruire un’azienda di moda è una sfida che va ben oltre la creazione del capo: occorre saper gestire produzione, distribuzione, marketing e ufficio stampa. I fondatori di Moja Rowa raccontano di non essere partiti con un piano finanziario preciso, ma con la volontà di «fare vestiti». Hanno dovuto imparare sul campo a bilanciare aspetti creativi e amministrativi, confrontandosi con il dilemma del finanziamento esterno: la liquidità di un fondo contro la perdita di controllo sul progetto. Per loro la priorità resta la fiducia nelle collaborazioni e una comunicazione trasparente con chi lavora e acquista.
Organizzazione e risorse umane
Oggi il team è composto principalmente dai due cofondatori a tempo pieno, supportati da una rete di freelance per la produzione e la maglieria. Definiscono il loro ambiente come un micro-mondo vivo, in cui ogni scelta viene valutata anche sul piano etico: dalla selezione dei materiali alle pratiche produttive. Questa struttura consente agilità creativa ma impone disciplina nella pianificazione, specialmente quando si vuole mantenere un approccio sostenibile senza scendere a compromessi commerciali.
Scelte finanziarie e indipendenza
La possibilità di essere finanziati avrebbe portato risorse importanti, ma anche vincoli sul controllo creativo e strategico. Per Moja Rowa il compromesso non è desiderabile: preferiscono crescere con partner di fiducia e preservare la libertà di direzione del marchio. Questa posizione implica tempi di sviluppo più lenti e la necessità di un lavoro di comunicazione accurato, ma mantiene intatto il principio guida che definisce il progetto: l’onestà nella pratica artistica e l’impegno verso prodotti il più possibile non nocivi per la società e l’ambiente.
Visione del sistema moda e ruolo del consumatore
I due designer osservano il fashion system come in una fase di trasformazione: una «distruzione per ricrearsi», dove modelli consolidati cedono e lasciano spazio a nuove pratiche. Per le generazioni emergenti, spiegano, il lavoro nella moda non è guidato dalla ricerca della fama o del profitto ma dalla passione e dalla necessità di esprimere un punto di vista. In questo contesto Moja Rowa si pone come progetto che sogna e pratica un modo più consapevole di fare moda, invitando anche il cliente a essere parte attiva del cambiamento.
La responsabilità di chi compra
Il rapporto tra brand e consumatore è ripensato come dialogo: il pubblico deve informarsi, porre domande e pretendere trasparenza. La scelta di dove spendere diventa una forma di potere collettivo che può sostenere progetti responsabili e talenti emergenti. I creatori di Moja Rowa indicano che esistono molte realtà eccellenti e che il cambiamento dipende anche dalla curiosità e dall’impegno etico di chi acquista.
In sintesi, la storia di Yelena Mojarova e Bendikt Sittler è quella di due persone che hanno preso l’eredità di una grande maestra per costruire un marchio indipendente, attento alla sostenibilità, alla trasparenza e al controllo creativo. Moja Rowa è un esempio di come l’esperienza in atelier storici possa tradursi in una pratica contemporanea che unisce estetica, etica e responsabilità verso il sistema moda.