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La Svizzera è rinomata per la sua precisione e il suo lusso, ma pochi sono a conoscenza del fatto che ospita un marchio di supercar che ha avuto un impatto significativo nel settore automobilistico: Monteverdi. Questo marchio è stato fondato da Peter Monteverdi, un appassionato di corse e imprenditore, e ha visto la sua ascesa negli anni ’60, un periodo in cui la produzione di auto sportive di alta gamma stava cominciando a consolidarsi.
Le origini di Monteverdi
Nel 1965, un conflitto con Enzo Ferrari ha indotto Peter Monteverdi a cercare l’indipendenza, avviando la propria azienda nel 1967. Invece di investire enormi somme in sviluppi interni, ha adottato una strategia ispirata a marchi di nicchia come Iso Rivolta. Questa scelta ha portato a una combinazione di design italiani eleganti e potenti motori V8 americani, elementi distintivi della sua produzione.
Il primo modello: High Speed 375
Il primo modello della casa automobilistica Monteverdi, presentato al Salone di Francoforte nel 1967, era la High Speed 375. Si trattava di una coupé di grandi dimensioni, progettata da Pietro Frua. Dotata di un potente motore V8 Chrysler da 375 cavalli, riuscì a catturare l’attenzione di una clientela facoltosa, in cerca di auto sportive che unissero eleganza e velocità. Inizialmente, furono prodotti solo dodici esemplari, utilizzando un processo di assemblaggio che prevedeva una sinergia tra le fabbriche di Basilea e il laboratorio di Frua in Italia.
Le sfide e l’evoluzione del marchio
Nel 1969, Monteverdi decise di porre fine alla collaborazione con Frua, scegliendo di lavorare con il carrozziere Fissore. Questo cambiamento portò a una controversia legale riguardante i diritti d’autore sui modelli progettati da Frua. Nonostante le difficoltà, Monteverdi riuscì a lanciare la 375L, una versione allungata della High Speed, che divenne la più venduta del marchio. Con un design elegante e una velocità massima di oltre 200 km/h, la 375L rappresentava il culmine della produzione di Monteverdi, con circa cento esemplari realizzati.
Innovazione e lusso
Monteverdi non si limitò a produrre coupé sportive. Al Salone di Ginevra del 1971, presentò la 375/4, una berlina di lusso che univa prestazioni elevate e comfort. Famosa per i suoi interni raffinati, la 375/4 era dotata di optional come un televisore Sony e una separazione per il conducente. Solo una ventina di esemplari di questa vettura esclusiva furono realizzati, venduti a nobili e imprenditori.
Una nuova era: il Monteverdi Safari
Con la crisi petrolifera e le nuove normative negli Stati Uniti, Monteverdi decise nel 1976 di abbandonare le GT di lusso in favore di un’innovativa SUV: il Safari. Questo veicolo, basato sull’International Harvester Scout, incorporava un motore V8 americano e una trasmissione automatica, caratteristiche che lo rendevano competitivo rispetto ai modelli britannici. Con un design elegante e un’ottima manovrabilità, il Safari dimostrò di essere un’ottima scelta per gli amanti del lusso e delle prestazioni.
Il destino del marchio
Nonostante il successo, il marchio affrontò difficoltà finanziarie e, nel 1982, la produzione a Basilea fu chiusa. Tuttavia, nel 1990, Peter Monteverdi riemerse nel mondo delle corse acquistando la squadra di Formula 1 Onyx. Da questa esperienza nacque l’idea di creare una supercar, la Hai 650 F1, un’auto che combinava l’ingegneria F1 con prestazioni stradali straordinarie. La Hai, con il suo design innovativo e la potenza del motore, rappresentò il tentativo di rinascita di un marchio storico.
Oggi, le auto Monteverdi sono oggetti di culto tra i collezionisti e vengono frequentemente esibite in concorsi automobilistici di fama mondiale, confermando l’eredità di Peter Monteverdi come uno dei pionieri delle supercar svizzere.