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10 Ottobre 2026

Tartufo bianco: Alba accende i riflettori per la 96ª edizione

Alba accoglie la 96ª Fiera del tartufo bianco con una ricca presenza istituzionale, mentre la scarsità della stagione spinge i prezzi a livelli record.

Tartufo bianco: Alba accende i riflettori per la 96ª edizione

Il tartufo bianco ritorna al centro dell’attenzione nella città piemontese di Alba, dove dal 10 ottobre al 6 dicembre 2026 si svolge la 96ª Fiera Internazionale del Tartufo. L’evento, nato nel 1929 grazie alla visione dell’albergatore Giacomo Morra, è cresciuto fino a diventare una vetrina globale per la gastronomia delle Langhe e del Roero. Quest’anno, la manifestazione assume un valore simbolico ancora più marcato, accompagnata da un contesto climatico che rende la ricerca del prezioso fungo sempre più difficile.

Inaugurazione e ospiti di rilievo

Alle ore 18 del 9 ottobre, il Teatro Sociale di Alba ha ospitato una cerimonia d’apertura densa di personalità. Tra i presenti spiccano il presidente della FIGC Giovanni Malagò, la campionessa olimpica Valentina Vezzali, il campione di sci di fondo Federico Pellegrino e l’ex difensore della Juventus Leonardo Bonucci. Sul palco hanno anche parlato il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Alba Alberto Gatto e l’imprenditore Giovanni Ferrero, accompagnato dalla moglie Paola Rossi. L’evento, inoltre, ha visto la partecipazione di autorità locali, forze dell’ordine e rappresentanti del mondo economico, sottolineando la sua rilevanza non solo gastronomica ma anche sociale.

Scarsità della raccolta e rincari del mercato

Nel 2026 la scarsità dei primi ritrovamenti ha già inciso sui valori di mercato: le temperature elevate di luglio e agosto, unite a una prolungata siccità, hanno limitato la crescita dei tartufi nei mesi precedenti alla raccolta. Queste condizioni climatiche avverse hanno un impatto diretto sulla disponibilità stagionale, rendendo il tartufo bianco ancora più dipendente dal fattore ambientale.

Prezzi al dettaglio ad Alba

Nei primi giorni di ottobre, i negozi alessiani hanno chiesto tra i 350 e i 500 euro per ogni 100 grammi di tartufo, con alcuni esemplari di qualità eccellente che hanno toccato i 550 euro. Il prezzo finale dipende da fattori quali la forma il profumo, la maturazione e la dimensione del tubero, ma anche da costi di selezione, conservazione, logistica e dalla domanda internazionale. Un tartufo acquistato direttamente da un cercatore costa meno rispetto a uno venduto in boutique di centro città o servito in ristoranti stellati, dove la filiera aggiunge valore al prodotto.

Impatto turistico e prospettive per la fiera 2026

Nonostante la limitata offerta, l’evento continua a richiamare una platea internazionale: visitatori provenienti da Svizzera, Francia, Germania, Stati Uniti, Canada, Australia, Sud America e Asia orientale riempiono alberghi e ristoranti. Il Mercato mondiale del Tartufo Bianco situato nel Cortile della Maddalena, è aperto il fine settimana e prevede controlli sensoriali da parte di esperti per garantire qualità e tracciabilità. Oltre al mercato, la fiera propone cooking show, degustazioni di vini pregiati, scuole di cucina e cene con chef premiati dalla Guida Michelin. Secondo le stime degli organizzatori, l’evento genera un impatto economico di circa 43 milioni di euro per la provincia, fungendo da volano per prodotti di eccellenza come Barolo, Barbaresco, nocciole e carni locali.

Tracciabilità e inchiesta sul valore del prodotto

La questione della provenienza è stata al centro di un’inchiesta televisiva del febbraio 2026, che ha messo in luce le difficoltà nel distinguere il tartufo coltivato in Italia da quello importato da paesi dell’Europa orientale. La mancanza di trasparenza nella filiera ha spinto gli operatori a rafforzare i controlli di origine, aumentando ulteriormente i costi di certificazione. Questa dinamica, sebbene possa gravare sui prezzi, contribuisce a preservare la reputazione dell’evento e a garantire al consumatore la certezza di acquistare un prodotto autentico.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.