La BMW Serie 3 entra nella sua ottava generazione senza una delle sue più longeve motorizzazioni: il diesel. Dopo quasi quarant’anni di presenza costante, a partire dal modello 324d del 1985, il costruttore bavarese ha deciso di non offrire più alcuna variante a gasolio per la versione più recente della sua berlina di media gamma.
Questa decisione non è frutto di una semplice scelta di marketing, ma nasce da una trasformazione profonda del mercato automobilistico europeo, dove la domanda di motori diesel è scesa in modo drastico negli ultimi dieci anni. In Italia, ad esempio, la quota delle immatricolazioni diesel è passata dal 57 % a poco più del 10 %, parallelamente all’aumento di versioni ibride ed elettriche.
Il calo della domanda e le pressioni normative
Il forte declino delle vendite diesel è il primo elemento che ha spinto BMW a rivedere la sua strategia. Quando il segmento premium era dominato da carburanti fossili, la diesel rappresentava un valore di riferimento per consumi contenuti e coppia elevata, ideale per i lunghi viaggi dei professionisti. Oggi, le stesse flotte aziendali e i privati preferiscono propulsori più puliti, soprattutto alla luce dei nuovi incentivi fiscali per le auto a basse emissioni.
Alla pressione del mercato si aggiunge l’impatto della normativa Euro 7. Le Nuove regole richiedono sistemi di post-trattamento delle emissioni più complessi e costosi, aumentando di molto il prezzo di sviluppo di un turbodiesel competitivo. Per BMW il risultato è una valutazione di convenienza: investire in una tecnologia i cui volumi di vendita sono ormai limitati non risulta più economicamente sostenibile.
La nuova architettura di propulsione della Serie 3
La risposta di BMW è una gamma più diversificata di motori a benzinamild-hybrid a 48 V e versioni plug-in hybrid, oltre a una completamente elettrica, la i3 costruita sulla piattaforma Neue Klasse. La variante più sportiva, la M350 xDrive mantiene un propulsore a sei cilindri da 3,0 L con 443 CV, ma passa a trazione integrale, eliminando ogni opzione diesel.
Nel segmento termico, la 318i offre un quattro cilindri da 2,0 L mild-hybrid da 156 CV, mentre la 320i spinge a 211 CV. Entrambe le versioni sono prodotte nello stabilimento di Dingolfing, dove la stessa linea assembla anche le serie 4 e 5, garantendo una produzione flessibile e riducendo i costi di cambio di piattaforma.
Confronto con i concorrenti
È interessante notare come le altre case tedesche non abbiano adottato la stessa linea di abbandono totale del diesel. L’Audi A5 continua a proporre motori diesel affiancati da sistemi mild-hybrid, mentre la Mercedes-Benz Classe C mantiene diverse proposte a gasolio, integrandole con versioni elettrificate. La scelta di BMW, quindi, è più una decisione strategica specifica per la Serie 3 che una conferma della scomparsa definitiva del diesel nel segmento premium.
BMW non elimina però il diesel dall’intera gamma: altri modelli a combustione interna conservano ancora propulsori a gasolio, specialmente nei mercati dove la domanda rimane più consistente, come alcuni paesi extra-europei. La versatilità della produzione globale, con impianti in Cina e Messico, lascia comunque spazio a future varianti diesel destinate a regioni specifiche.
Le implicazioni per il futuro della mobilità premium
L’addio al diesel segna un punto di svolta nella storia della Serie 3 e riflette il più ampio mutamento verso l’elettrificazione. La gamma ora si presenta come un mix tra motori tradizionali più efficienti, sistemi 48 V mild-hybrid e versioni plug-in, oltre alla proposta 100 % elettrica con autonomia superiore a 700 km per la variante i3 50 xDrive. Questo approccio multiforme consente a BMW di rispondere a una clientela sempre più attenta alle emissioni senza rinunciare alle prestazioni tipiche del marchio.
Pur mantenendo il diesel in altri segmenti, la casa bavarese ha segnato il definitivo tramonto di un’era che ha accompagnato la Serie 3 per più di quattro decenni.



