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13 Luglio 2026

Come il tennis ha influenzato la moda e viceversa

Dai campi da tennis alle passerelle, scopri come lo sport bianco ha influenzato la moda e viceversa, con le storie di atleti e stilisti che hanno cambiato il gioco

Come il tennis ha influenzato la moda e viceversa

Il tennis non è solo uno sport, ma un fenomeno culturale che ha saputo intrecciare in modo unico moda e performance. Questo articolo esplora come l’abbigliamento sportivo abbia evoluto, influenzando e venendo influenzato dal mondo della moda.

Dai tunnel che portano ai campi da tennis, dove gli atleti si trasformano in competitori, alla passerella, la moda nel tennis ha sempre avuto un ruolo cruciale. Non è un caso che molti stilisti abbiano trovato ispirazione in questo sport, creando abiti che uniscono eleganza e funzionalità.

Le pionieristiche collaborazioni tra stilisti e tenniste

Le tenniste professioniste hanno avuto spesso relazioni proficue con i couturier, sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Jean Patou era il preferito di Suzanne Lenglen e Helen Wills, mentre Elsa Schiaparelli vestiva Lili Álvarez. Jeanne Lanvin creò lo storico abito “Championnat” per liberare le costrizioni dei corsetti, rendendo i movimenti più fluidi e il gioco più attivo.

Con il new look di Christian Dior nel 1947, la liberazione del corpo femminile sui campi da tennis subì una leggera battuta d’arresto. Tuttavia, lo stilista Ted Tingling cambiò nuovamente le cose, introducendo materiali come pizzi, bordi di pelliccia e seta, vestendo anche Lea Pericoli e firmando il completo con cui Billie Jean King vinse la celebre “Battle of the sexes”.

L’evoluzione dell’abbigliamento maschile nel tennis

Per gli uomini, la liberazione a favore del gioco era cominciata molto prima. Nel 1926, René Lacoste inventò la L.12, una polo in cotone piqué che divenne simbolo di eleganza nel tennis. La struttura ispirò anche Fred Perry, che introdusse il polsino e la fascia in spugna per assorbire il sudore.

Il ricamo del coccodrillo per Lacoste e del doppio rametto per Perry contribuì a introdurre il concetto di logo, poi sviluppato dai brand di sportswear. Tuttavia, questo non significava sminuire la personalità di chi stava in campo. André Agassi con il suo sponsor Nike e successivamente Serena Williams e Novak Djokovic hanno dimostrato come lo stile possa essere un’estensione della personalità dell’atleta.

Il tennis moderno: stile e performance

Oggi, tennisti e tenniste sono anche icone di stile. Naomi Osaka con la sua semiotica couture, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti con il loro quiet luxury, Aryna Sabalenka con l’ostentazione divertente e Coco Gauff anche volto di Miu Miu mostrano come il tennis continui a influenzare la moda.

Il libro ACE – The Times And Style Of Tennis di Sunita Kumar Nair esplora proprio questo legame, raccontando come la moda e il tennis convergano in quel punto cruciale: il tunnel che conduce al campo, dove gli atleti si trasformano in competitori e il look diventa armatura.

La biblioteca segreta di Wimbledon

Poco meno di cento passi dividono il trambusto proveniente dal center court dall’aura silenziosa che avvolge la Kenneth Ritchie Library, the hidden gem dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Per raggiungerla bisogna attraversare lo shopping center di Wimbledon, scendere un piano e attraversare il museo. Poi, oltrepassata una porta di legno, inizierete come d’improvviso a sentire l’antico profumo della carta, quella vecchia.

«Abbiamo almeno diecimila libri, ma è difficile dirlo con precisione, probabilmente sono molti di più. Ma il nostro patrimonio comprende riviste provenienti da diciannove Paesi diversi, programmi ufficiali, ritagli di giornale e praticamente ogni tipo di pubblicazione dedicata al tennis. L’obiettivo è essere una biblioteca del tennis mondiale, non solo di Wimbledon», racconta Robert McNicol, storico della Kenneth Ritchie Library.

La biblioteca fu inaugurata nel 1977, l’anno del centenario del torneo, grazie a un’intuizione di Alan Little, scrittore, collezionista di libri, esperto di storia del tennis e creatore del leggendario Compendium, l’enciclopedia ufficiale del torneo, una sorta di bibbia statistica.

In questo luogo c’è naturalmente l’imbarazzo della scelta. Si va dai testi di Jean René Lacoste, uno dei «quattro moschettieri», ai lavori di Gianni Clerici, da History of Tennis di Bud Collins, riconosciuto come uno dei giganti del giornalismo sportivo, a The Art of Lawn Tennis di William T. Tilden, caposaldo della letteratura sportiva.

Un testo a cui la libreria è particolarmente legata è Sphairistikè un libro del maggiore inglese Walter Clopton Wingfield, datato 1874 e considerato il precursore del tennis moderno. «La scatola originale comprendeva tutto il necessario per giocare: racchette, palline, rete e perfino il materiale per tracciare il campo nel giardino di casa», spiega lo storico. «Pensiamo che nel mondo esistano soltanto una ventina di copie di questo libro, e noi ne possediamo cinque. È sicuramente uno dei pezzi più antichi e preziosi della collezione».

Un piccolo angolo è dedicato all’Italia. La libreria di Wimbledon possiede l’unica collezione completa al mondo della rivista Il Tennis Italiano salvata qualche anno fa dal rischio di estinzione dal produttore Domenico Procacci, verace appassionato.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.