Il settore della cultura in Italia ha avviato una mobilitazione nazionale con presidi e scioperi annunciati per il 12 giugno. Già da giorni alcune città, tra cui Napolimostrano striscioni e cartelli che richiamano l’attenzione sulla situazione lavorativa di musei, biblioteche, archivi e teatri, nonché sullo stato degli operatori autonomi nell’editoria e nello spettacolo.
La protesta è stata organizzata da una rete di sindacati e associazioni che chiedono un riconoscimento più efficace del ruolo professionale e economico degli addetti ai beni culturali, maggiori assunzioni pubbliche e norme che contrastino la frammentazione contrattuale e l’abuso di forme di lavoro precarie.
Presidio a Napoli e piazze coinvolte il 12 giugno
A Napoli è previsto un presidio in piazza San Domenico alle 16:00, con la partecipazione di lavoratrici e lavoratori del comparto insieme a cittadine e cittadini invitati a unirsi. L’iniziativa è promossa da una pluralità di soggetti sindacali e associazioni che hanno sottolineato come si tratti del primo sciopero nazionale per musei e biblioteche dopo cinquant’anni nella forma attuale.
Oltre a Napoli, la giornata vedrà manifestazioni in almeno quindici piazze italiane, con luoghi simbolici scelti per la visibilità pubblica: tra questi figurano poli museali e istituzioni culturali di grande rilievo. L’obiettivo dichiarato dalle organizzazioni promotrici è di mettere in evidenza la necessità di investimenti pubblici e di politiche occupazionali concrete per il settore.
Piattaforma rivendicativa: richieste e criticità concrete
La piattaforma che anima lo sciopero concentra le richieste su punti misurabili: aumento delle assunzioni nelle istituzioni pubbliche e nel Ministero della Culturareinternalizzazione dei servizi oggi affidati a esterni tramite appalti, regolamentazione del volontariato culturale e contrasto all’utilizzo improprio delle partite IVA per mascherare rapporti di lavoro subordinato. Tra le istanze figura anche l’istituzione di un reddito di discontinuità per professionalità caratterizzate da intermittenza e la stabilizzazione del precariato nella ricerca.
Esempi di vertenze e luoghi interessati
Negli ultimi anni si sono moltiplicate vertenze in istituti e siti culturali che impiegano personale esternalizzato: casi di sciopero e di lotta hanno riguardato musei civici, parchi archeologici e grandi istituzioni che hanno visto miglioramenti contrattuali dopo mobilitazioni. Le contestazioni hanno inoltre riguardato gestioni non sempre trasparenti e situazioni di lavoro sommerso o volontario non regolamentato in alcune realtà locali.
Salute, sicurezza e tutela dei diritti
Tra le richieste è posta grande attenzione alla tutela della salute psico-fisica sul lavoro e alla sicurezza, con l’invito a estendere garanzie anche a chi è impiegato con contratti atipici. Le organizzazioni coinvolte sollevano inoltre la questione delle discriminazioni, molestie e violenze nei luoghi di lavoro e chiedono procedure chiare e applicazione di contratti collettivi come il CCNL Federculture dove rilevante.
La mobilitazione assume anche valenza politica: sindacati e associazioni criticano scelte di bilancio che, secondo loro, hanno privilegiato altri comparti a scapito della cultura e chiedono un piano straordinario di investimenti che riconosca il valore strategico del patrimonio culturale per il tessuto sociale ed economico del Paese.
Ruolo dei lavoratori autonomi e delle professioni intermittenti
La protesta non riguarda solo il personale dipendente: lavoratori autonomi, professionisti della produzione artistica e operatori dello spettacolo denunciano l’uso diffuso del lavoro autonomo come strumento di ribasso e precarizzazione. La piattaforma chiede misure che garantiscano diritti e tutele anche a chi svolge attività con partita IVA o con contratti a chiamata.
Lo sciopero nazionale del 12 giugno è presentato dagli organizzatori come un momento storico di unione tra figure professionali frammentate che intendono rivendicare insieme condizioni di lavoro dignitose, trasparenza nella gestione dei siti culturali e una politica di investimenti e stabilizzazioni che renda sostenibile il lavoro culturale nel lungo periodo.



