Durante il secondo giorno della Milano fashion week si sono registrate manifestazioni promosse da diverse associazioni animaliste che hanno chiesto un intervento esplicito di Carlo Capasa presidente della Camera nazionale della moda italiana contro l’utilizzo della pelliccia in passerella. I cortei e le proteste hanno attirato attenzione mediatica e commenti a caldo da parte dei partecipanti e degli osservatori presenti.
Accanto alla pressione di piazza, l’Associazione ha già adottato una misura normativa interna: il 15 maggio la Camera nazionale della moda italiana ha pubblicato, con il contributo di LavCollective Fashion Justice e Humane World for Animals delle linee guida relative all’uso della pelliccia nelle sfilate, che entreranno in vigore a partire dall’edizione di settembre 2026. Questa tempistica e il contenuto delle linee guida sono elementi chiave per comprendere la posizione ufficiale dell’associazione.
Le disposizioni pubblicate il 15 maggio e la loro portata
Nel documento reso pubblico il 15 maggio la Camera nazionale della moda italiana invita i brand a non presentare in sfilata capi, accessori o altri elementi in pelliccia come definita nel testo. L’Associazione si impegna inoltre a non promuovere la pelliccia nella produzione diretta dei propri contenuti di comunicazione. Queste indicazioni mirano a segnare una linea di indirizzo chiara per le passerelle milanesi, pur senza tradursi in un divieto amministrativo o legale che imponga sanzioni.
Cosa significa la natura non vincolante delle linee guida
La scelta delle linee guida risponde, secondo la stessa Associazione, a una valutazione legale e strategica. In una nota inviata ieri sera la Camera nazionale della moda italiana precisa che “la decisione di intervenire con lo strumento delle linee guida; coerente con un approccio già adottato da Cnmi in altri ambiti; è maturata a seguito di un’attenta valutazione condotta con l’assistenza di primari studi legali. I pareri degli avvocati hanno evidenziato che un intervento in materia di pellicce sarebbe stato percorribile; solo nella forma di linee guida; profili di criticità sotto diversi aspetti; il perimetro delle funzioni dell’Associazione; l’allineamento con l’attuale quadro normativo italiano ed europeo; che non vieta la commercializzazione di prodotti in pelliccia.”
Motivazioni legali e implicazioni pratiche
La nota del 15 maggio sottolinea che un provvedimento vincolante avrebbe incontrato ostacoli sotto diversi profili: limiti alle competenze associative, conflitti con il quadro normativo italiano ed europeo e rischi legati alla disciplina della concorrenza. La scelta punta a bilanciare libertà creativa e libertà di iniziativa economica dei brand con una linea etica comune nelle sfilate.
L’effetto pratico delle linee guida sarà osservabile già dall’edizione di settembre 2026 quando i brand saranno chiamati ad adeguare le proposte in passerella. Per molte maison la raccomandazione di non esporre pellicce nelle sfilate potrebbe tradursi in una riduzione della visibilità di prodotti reali in pelliccia, anche se la vendita rimane regolata dalle normative vigenti.
Disponibilità al dialogo e rapporto con le associazioni animaliste
Nella stessa comunicazione la Camera nazionale della moda italiana afferma: “Cnmi conferma la propria disponibilità al confronto e al dialogo con le realtà che da anni si occupano di questi temi e continuerà a monitorare attivamente l’evoluzione del contesto di riferimento”. Questa apertura formale rappresenta un invito a un confronto strutturato con le organizzazioni che hanno promosso le proteste durante la manifestazione.
Le manifestazioni di piazza a Milano hanno messo in luce il divario tra l’istanza pubblica delle associazioni animaliste e la via pratica scelta dall’Associazione: da un lato la richiesta di misure più radicali, dall’altro un approccio ponderato che tiene conto dei vincoli legali e istituzionali. Sarebbe



