Il settore della moda italiano si trova all’intersezione di tre dinamiche che stanno rimodellando il mercato: l’impatto economico dei resi, l’intensificarsi della regolamentazione europea sul tessile e un pacchetto di finanziamenti pubblici destinato alle piccole e medie imprese. Questi elementi combinati incidono sia sui margini delle imprese sia sulle strategie di prodotto, logistica e innovazione.
Un’analisi condotta nel 2025 mette in luce che la gestione dei resi nell’e-commerce nazionale genera costi stimati intorno a 2,5 miliardi di euro l’anno. Nel comparto fashion il costo medio per singolo reso varia tra 4 e 20 euro a articolo, salendo oltre i 20 euro nei segmenti premium; le stime sul tasso di reso oscillano dal 14,7% fino a oltre il 30% a seconda della metodologia applicata.
Regole europee che vietano le distruzioni e introducono nuovi obblighi
Dal 19 luglio 2026 è in vigore l’obbligo che impedisce alle grandi imprese di distruggere prodotti tessili e calzature invenduti, in applicazione degli articoli 24 e 25 del regolamento europeo sull’ecodesign (ESPR). Questa misura sarà estesa alle medie imprese dal 19 luglio 2030, con esclusione di micro e piccole imprese. Il quadro esecutivo è stato completato nel 2026 con il regolamento di esecuzione (UE) 2026/2 e il regolamento delegato (UE) 2026/296 che prevedono obblighi di documentazione e la pubblicazione annuale dei dati relativi ai rifiuti e alle pratiche di gestione degli invenduti.
Parallelamente, la direttiva (UE) 2025/1892 ha introdotto il principio della responsabilità estesa del produttore per il tessile, che attribuisce agli operatori obblighi finanziari e operativi legati al trattamento a fine vita dei prodotti. Questi cambiamenti normativi richiedono alle aziende di rivedere processi logistici, politiche di produzione e strategie di prevenzione degli sprechi.
Il registro europeo dei passaporti digitali e la tracciabilità
Il 20 luglio 2026 è stato avviato il registro europeo dei passaporti digitali di prodotto un’iniziativa che mira a centralizzare informazioni sui beni. Per il settore tessile gli obblighi non sono ancora vincolanti: l’atto delegato settoriale è previsto nell’ultimo trimestre del 2027, con i primi adempimenti stimati tra la metà del 2028 e l’inizio del 2029. La specifica tecnica pubblicata dal Centro comune di ricerca nel maggio 2026 individua 49 dati suddivisi in quattro categorie, con granularità minima al lotto di produzione; il tracciamento per singolo capo rimane facoltativo.
Iniziative private: tecnologie per estendere la vita del capo e tracciare l’uso
In questo contesto è nata Zutre, società fondata a fine dicembre 2023 da Giuseppina Li Vigni che propone soluzioni digitali rivolte sia al consumatore sia alle aziende. L’app consumer Best of U riconosce da una fotografia il colore, il materiale e la stagionalità di un capo e permette di creare abbinamenti su un avatar personalizzato, offrendo un catalogo multiprodotto non vincolato a un singolo marchio. L’approccio dichiarato è customer centric piuttosto che brand centric.
Sul fronte business, Zutre intende concedere le funzioni in licenza a marchi e rivenditori e integrare la tecnologia anche nei punti vendita fisici per consentire prove virtuali. Un elemento di differenziazione annunciato dall’azienda è la tracciabilità post-acquisto: il modello prevede che l’utente registri su una dashboard la frequenza d’uso e gli abbinamenti, generando dati sul ciclo di vita reale del prodotto. L’impresa ha depositato un brevetto per questa soluzione, che al momento risulta in fase di deposito.
Limiti e incertezze del modello digitale
Permangono però punti di attenzione: la normativa non impone il tracciamento per singolo capo; il brevetto citato è ancora in fase di valutazione e non è stato concesso; l’affidabilità delle informazioni raccolte dipende dalla costanza della registrazione da parte degli utenti. Inoltre la società non ha reso pubblici dati economici, numero di utenti attivi o contratti di licenza sottoscritti, elementi che rendono difficile valutare al momento l’impatto effettivo sul mercato.
Il sostegno pubblico: 100 milioni per PMI e filiera
Per favorire la transizione e sostenere la competitività, il governo ha stanziato 100 milioni di euro destinati alla filiera della moda, del tessile e degli accessori. Le risorse provengono dal Fondo per la crescita sostenibile e sono rivolte alle piccole e medie imprese con programmi di investimento compresi tra 1 e 20 milioni di euro, finalizzati a rafforzare processi produttivi in Italia, promuovere l’uso prevalente di semilavorati italiani o europei e incentivare aggregazioni tra aziende lungo la catena del valore.
Le agevolazioni combineranno contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati: questi ultimi potranno coprire fino al 20% degli investimenti ammissibili, mentre il sostegno pubblico complessivo potrà arrivare fino al 75% della spesa. Il 25% delle risorse è riservato alle micro e piccole imprese e il 40% (pari a 40 milioni) è destinato alle regioni del Mezzogiorno, con una focalizzazione su rafforzamento produttivo, innovazione e tutela dell’occupazione.
I dettagli operativi e le modalità per la presentazione delle domande saranno definiti dalla Direzione generale per gli incentivi alle imprese del Ministero delle Imprese e del Made in Italy con un provvedimento successivo.



