Il gruppo cinese di ultra fast fashion Shein ha chiuso il primo semestre 2026 con risultati che hanno scosso gli investitori. Il titolo, quotato a Hong Kong dal 1° settembre, è sceso di quasi il 14% subito dopo la diffusione dei dati, segnalando timori su fatturato e redditività.
Nel periodo chiuso al 30 giugno, i ricavi netti sono cresciuti dell’1%, raggiungendo 20,1 miliardi di dollari (circa 17,7 miliardi di euro). Gli ordini, però, hanno registrato un incremento più significativo del 6,4%, pari a 549 milioni di unità, indicando una buona domanda ma una capacità di monetizzazione limitata.
Fatturato, ordini e dinamiche geografiche
Il secondo trimestre ha confermato la tendenza: il fatturato ha toccato 11,1 miliardi di dollari (+0,9%) e gli ordini sono aumentati del 7,6% a 298 milioni. Il numero di clienti attivi nei dodici mesi è salito da 254 a 291 milioni, un segnale di espansione della base utenti.
Shein attribuisce la moderata crescita dei ricavi alla maggiore quota di marketplace dove contabilizza solo i proventi da servizi, non il valore totale dei prodotti venduti. Questa scelta contabile riduce la percezione di crescita reale.
Stallo nei mercati chiave
Le regioni che tradizionalmente sostenevano il business hanno mostrato segni di rallentamento. In Europa, il fatturato – che rappresenta circa un terzo del totale – è calato del 13,9% a 3,77 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti, la diminuzione è stata del 6%, con 2,5 miliardi di dollari di fatturato. Questi numeri evidenziano una pressione sui due principali sbocchi commerciali.
Margini in caduta e costi logistici
Il risultato netto più allarmante è il calo del 67% dell’utile netto rettificato, che si è attestato a 228 milioni di dollari (2,1% dei ricavi) contro il 6,2% dell’anno precedente. L’azienda spiega il deterioramento con l’aumento dei prezzi del petrolio e dei costi di trasporto, costi che ha deciso di assorbire per mantenere stabili i prezzi al consumatore.
Il costo di evasione degli ordini è salito del 18,1%, un peso significativo sul margine operativo.
Prospettive, sfide e piani di ripresa
Il fondatore e presidente Sky Xu ha avvertito che “il contesto rimarrà incerto nella seconda metà del 2026, alla luce dei venti contrari rappresentati dai dazi e della persistente volatilità dei costi logistici”. Nonostante ciò, ha definito l’approccio dell’azienda “cautamente ottimista” sull’utile netto rettificato previsto per il secondo semestre.
Un elemento strutturale che incide sull’Europa è l’introduzione, dal 1° luglio, di una tariffa di tre euro per codice doganale sui pacchi di basso valore, una misura dell’UE che peserà sui margini a partire dal terzo trimestre.
Il management ha individuato tre priorità per i prossimi uno-due anni: ampliare la fascia di prezzo introducendo marchi più elevati, incrementare investimenti in qualità, compliance e trasparenza e migliorare la comunicazione del valore del prodotto tramite app e brand marketing. I marchi proprietari Musera e Aloruh hanno già ampliato l’offerta a beachwear, homewear, sportswear e abiti da cerimonia, mentre il partner AiiRZ ha registrato una crescita degli ordini superiore al 50%.
Dal punto di vista logistico, Shein ha avvicinato le scorte al mercato europeo e ha implementato sistemi robotizzati di picking e smistamento automatizzato nei nuovi centri, una mossa volta a contenere i costi di spedizione e a velocizzare la consegna.



