Da Piazza San Marco al palcoscenico della Fashion Week milanese, il concetto di sprezzatura ha attraversato secoli, trasformandosi da regola di cortigianeria a principio guida di un stile che appare spontaneo ma è frutto di maestria.
Sprezzatura: origini rinascimentali e evoluzione contemporanea
Il termine nasce nel Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione (1528) e descrive la capacità di nascondere l’impegno dietro a un’apparenza disinvolta. Nell’età d’oro delle corti fiorentine, urbiniane e romane, l’abbigliamento era un segnale di potere: tessuti pregiati, pellicce e accessori costosi dovevano essere mostrati senza apparire ostentati. Il paradosso è chiaro: per apparire naturale occorre conoscere a fondo le regole della moda.
Dal Rinascimento alla moderna cultura dei social
Oggi, tra influencer e algoritmi, la sprezzatura è più rilevante che mai. Non si tratta più di indossare l’ultimo capo virale, ma di dare al proprio stile una firma personale che sembri frutto di un gesto istintivo. Questo approccio è alla base di molte collezioni recenti, in cui la ricerca della perfezione è camuffata da semplicità.
Luisa Spagnoli SS2027: un giardino di eleganza misurata
La sfilata di Luisa Spagnoli a Milano ha trasformato la passerella in un giardino all’italiana. I disegni si ispirano a geometrie dei giardini tardo-rinascimentali, utilizzando verde delicato, rosa pastello e toni pietrosi. I capi più iconici – una shirt dress in satin con peonie rosa, gonne a tubino strutturate e gonne pareo avvolgenti – incarnano la spontaneità curata tipica della sprezzatura. Gli accessori, come collane scultoree in “pietra” e maxi bottoni paste-di-pietra, completano l’effetto di una bellezza che non urla ma si fa notare.
Dettagli sartoriali che parlano di leggerezza
Il tessuto jersey scivola sul corpo creando drappeggi fluidi, mentre le gonne a corolla si aprono come fiori, un chiaro richiamo alla natura. La collezione alterna colori caldi – beige, ocra, ruggine – a tocchi di giallo solare, creando un contrasto che rimane elegante senza sforzo. La scelta di materiali tattili (lino, satin, suede, bouclé) rafforza l’idea di un stile pensato per essere vissuto, non solo mostrato.
Tod’s SS2027: l’effortless italiano tra vintage e modernità
Il direttore creativo Matteo Tamburini ha presentato la collezione Tod’s con una provocazione: “Come si costruisce un immaginario personale?”. Il moodboard, popolato da icone come Uma Thurman, Sade e la principessa Diana, richiama l’eleganza effortless degli anni ’90. Il risultato è un mix di codici: trench in pelle traforata, nappa e windsilk, gonne in seta asimmetriche affiancate a biker jacket boxy in vitello.
Artigianato e innovazione in sinergia
Le scarpe e le borse presentano dettagli in gommino, mentre la “Candy bag” ricorda la tradizione dell’archivio Tod’s. La pelle Pashmy, celebre per la sua mano ultra-soft, domina il ready-to-wear, conferendo un tocco di lusso discreto. Le linee dei pantaloni si fermano al ginocchio o si trasformano in culotte sensuali, dimostrando che la funzionalità può coesistere con la sofisticazione senza mai perdere la sensazione di naturalezza.
L’eleganza di queste due case dimostra che, quando le regole sono interiorizzate, il risultato appare come un gesto spontaneo, ricco di identità e senza alcuna forma di ostentazione.



