Roma, 21 giugno 2026 — Il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran ospitato al Bürgenstock in Svizzera, ha alternato segnali di avanzamento e momenti di forte tensione. Sul tavolo sono emersi accordi preliminari per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e il ritorno degli ispettori dell’Aiea passi descritti come significativi dalle delegazioni. Tuttavia, dichiarazioni minacciose provenienti dalla Casa Bianca hanno provocato una sospensione temporanea dei colloqui e reazioni dure da parte dei rappresentanti iraniani.
Nonostante lo stop, i mediatori e le delegazioni fanno sapere che le trattative non si sono interrotte definitivamente: sono in corso contatti informali e si prevede che i gruppi tecnici lavoreranno ancora nelle ore successive per consolidare gli accordi raggiunti a livello politico. Sullo sfondo rimangono i combattimenti in Libano e la questione della sicurezza regionale, elementi che hanno inciso direttamente sulle condizioni poste dalle parti durante le sessioni diplomatiche.
Accordi concreti su Hormuz e ispezioni Aiea
Tra i risultati più rilevanti emersi dal ciclo iniziale c’è l’intesa per istituire un canale di comunicazione volto a prevenire incidenti nello Stretto di Hormuz passaggio cruciale per il traffico petrolifero globale. Le parti hanno concordato un meccanismo operativo che, se implementato, dovrebbe mantenere aperto il transito marittimo e ridurre il rischio di escalation militare. Parallelamente, l’Iran ha dato il via libera al ritorno degli ispettori dell’Aiea un punto definito da Washington e Teheran come una “pietra miliare” per la trasparenza sul dossier nucleare.
Dettagli sul transito energetico e lo sblocco di risorse
Nel corso dei colloqui si è discusso anche della ripresa parziale dell’esportazione di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani: alcune deroghe alle restrizioni sono state concordate per mitigare l’impatto sui mercati. È stato riferito che milioni di barili hanno già attraversato la cosiddetta “linea del blocco virtuale” dello Stretto, contribuendo a una flessione dei prezzi del greggio. Allo stesso tempo, sono state avviate conversazioni sullo sblocco di alcuni asset congelati e su piani di ricostruzione che potrebbero favorire la stabilità economica regionale.
Tensioni diplomatiche: minacce, sospensioni e risposte iraniane
Il clima delle negoziazioni è stato contaminato dalle affermazioni pubbliche del presidente americano, che ha minacciato un intervento duro se lo stretto non fosse rimasto aperto e se i gruppi armati nella regione non fossero stati contenuti. Queste esternazioni hanno determinato una reazione immediata da parte dell’Iran con il capo della delegazione Mohammad Ghalibaf che ha avvertito che le forze iraniane sono pronte a rispondere “colpo su colpo” qualora fossero minacciate. A seguito delle tensioni, le sessioni plenarie sono state sospese ma fonti diplomatiche indicano che la delegazione iraniana non ha intenzione di abbandonare definitivamente i colloqui.
Nei colloqui è stato inoltre affrontato il tema del cessate il fuoco in Libano e della creazione di una unità per la gestione dei conflitti che monitora le violazioni, dopo ripetute offensive che hanno causato vittime civili nelle aree di Bekaa e Tiro. Gli Stati Uniti hanno proposto un meccanismo di monitoraggio per il fragile cessate il fuoco, con il coinvolgimento di comandi militari per fornire informazioni in tempo reale sulle azioni belliche in Libano.
Nonostante le pressioni esterne, i mediatori — rappresentanti di Pakistan e Qatar — hanno assicurato che le trattative proseguiranno a livello tecnico e che le delegazioni potrebbero rimanere in Svizzera per ulteriori consultazioni. L’obiettivo dichiarato rimane quello di tradurre i progressi iniziali in un accordo più stabile, capace di disinnescare la tensione regionale, garantire la sicurezza delle rotte marittime e riportare gli ispettori internazionali sulle attività nucleari.



