Nel cortile della Cité Universitaire a Parigi si è svolto il primo capitolo di Pierpaolo Piccioli come direttore creativo di Balenciaga nella sfera dell’Haute couture. La sfilata ha messo in scena un’idea chiara: riportare la couture al centro del progetto della maison attraverso un linguaggio fatto di volumi architettonici cromie accese e tecniche sartoriali riconsiderate per la contemporaneità.
Quella proposta da Piccioli non è una replica di modelli storici, ma un’applicazione del metodo di lavoro del fondatore al presente: il corpo come spazio, il capo come costruzione. In questo contesto la luce del mezzogiorno ha esaltato la scelta cromatica e la fisicità degli abiti, rendendo visibile il dialogo tra materia, struttura e movimento.
Volumi scolpiti e colore come strumento narrativo
La collezione si caratterizza per silhouette che paiono lavorate come piccole architetture: cappotti e abiti in cashmere assumono forme a uovo o a palloncino, con schiene ampie e spalle aperte che non aderiscono al corpo ma ne disegnano lo spazio attorno. Il risultato è una leggerezza sovradimensionata che si percepisce sia visivamente sia nel comportamento dei tessuti durante il passo delle modelle.
Accanto alla forma, il colore è impiegato con intenti quasi pittorici: dal nero profondo a rossi trattenuti, fino a esplosioni di viola, fucsia e verde acido. Piccioli agisce come un colorista che usa il sole come alleato, consentendo alle tinte di trasformare la lettura degli oggetti moda. In alcuni momenti la sfilata offre sequenze di capi neri ridotti a silhouette-ombra, una pausa visiva pensata per far emergere la grammatica delle forme.
Decorazione e dettaglio sartoriale
I ricami e le applicazioni non sono semplici ornamenti: diventano elementi strutturali. Petali di satin, frange di lana e paillettes di cellulosa sono impiegati con la precisione dell’alta gioielleria, come nell’Abito Natura interamente coperto da oltre ventimila petali fissati a mano. Anche le piume, trattate per mantenere tenuta e forma, assumono valore metaforico: leggere al tatto ma portatrici della memoria della sartoria tradizionale.
Tessuti nuovi, tecnologie sartoriali e collaborazione con Philip Treacy
Una componente centrale della proposta è la sperimentazione dei materiali. La maison introduce in couture AmSilk una fibra bioingegnerizzata che replica proprietà simili alla seta di ragno: resistenza alla trazione straordinaria, produzione priva di combustibili fossili e potenziale rinnovabilità. Questa fibra è impiegata insieme al neo-gazar reinterpretazione contemporanea del tessuto storico di Balenciaga, che funge sia da superficie esterna sia da struttura interna, creando contrasti di leggerezza e rigore.
Accanto all’innovazione dei materiali, la sfilata ha mostrato una trasformazione dei processi sartoriali tradizionali: la scansione tridimensionale del corpo delle modelle ha permesso di creare calchi in resina attraverso la stampa 3D. Su questi supporti sono state formate intelaiature interne che sostengono il cashmere senza ricorrere a imbottiture pesanti, ottenendo volumi definiti ma sottili nel peso. Questa tecnica, paragonabile a un moderno stockman digitale ridefinisce il rapporto tra corpo e capo in chiave su misura.
La collaborazione con il cappellaio Philip Treacy ha poi ampliato i confini tra abito e copricapo: copricapi scultorei, spesso costruiti con elementi piumati, dialogano con le silhouette fino a incorniciare volti e profili, dissolvendo la linea netta che normalmente separa accessorio e vestito.
Un equilibrio tra tradizione e sperimentazione
Nel complesso, il debutto di Piccioli nel panorama couture di Balenciaga appare come una dichiarazione di intenti: riaffermare la centralità della sartoria e della sperimentazione insieme. L’approccio unisce la manualità degli atelier — prove, camici bianchi, nomi degli artigiani riabilitati nell’atlante della maison — con strumenti digitali e tessuti di nuova generazione, mantenendo però al centro l’idea che la couture sia un territorio di ingegneria creativa capace di raccontare il presente.
La passerella ha così posto la couture non come memoria statica, ma come un prisma attraverso cui osservare l’identità contemporanea di Balenciaga: una sintesi di architettura, colore, tecnica e innovazione che lascia intendere la direzione futura della maison sotto la guida di Pierpaolo Piccioli.



