Il distretto conciario del Valdarno Inferiore è da tempo uno dei pilastri dell’economia toscana. Negli ultimi mesi, tuttavia, la combinazione di costi burocratici, richieste di certificazione da parte dei grandi marchi e una domanda internazionale incerta ha spinto il settore verso una fase di profonda difficoltà. Per affrontare la situazione, le istituzioni regionali hanno programmato un incontro concreto con i protagonisti del comparto, concentrandosi su ammortizzatori sociali, occupazione e programmi di formazione.
Visita della commissione regionale al Polo tecnologico conciario di Santa Croce sull’Arno
Il 14 giorni fa, la commissione sviluppo economico e rurale della Regione, guidata da Brenda Barnini (Pd), ha effettuato una tournée al Polo tecnologico conciario (Poteco). All’accoglienza è intervenuto il Tavolo del Distretto del Cuoio, presieduto dal sindaco di San Miniato Simone Giglioli, affiancato da rappresentanti di tutti i sei comuni coinvolti. Durante la visita, gli assessori regionali hanno esaminato le linee produttive, le tecnologie di depurazione ambientale presso l’impianto Cuoiodepur e hanno ascoltato le istanze delle piccole e medie imprese, evidenziando come la burocrazia e le certificazioni obbligatorie siano percepite come barriere insormontabili.
Le parole dell’eurodeputato Dario Nardella
L’eurodeputato Dario Nardella, accompagnato dal consigliere regionale Matteo Trapani, ha sottolineato che “il distretto è un patrimonio manifatturiero che l’Europa ha il dovere di tutelare”. Nardella ha rimarcato l’importanza del regolamento Eudr sulla lavorazione della pelle, definendolo un risultato fondamentale per la competitività del comparto. La delegazione ha concluso il suo percorso con incontri presso l’Associazione Conciatori e il Consorzio Conciatori, chiedendo una traduzione dell’ascolto istituzionale in interventi concreti.
Dati della cassa integrazione nella provincia di Rimini: un quadro ambiguo
Parallelamente, il sindacato CISL Romagna ha pubblicato i dati relativi al primo semestre 2026. Le ore di cassa integrazione autorizzate ammontano a 2,3 milioni, in calo del 24,2 % rispetto allo stesso periodo del 2025. La diminuzione più marcata riguarda la cassa integrazione straordinaria, che è scesa da 1,3 milioni a 594 mila ore (-55,7 %). Tuttavia, la cassa ordinaria è rimasta stabile attorno a 1,7 milioni di ore, segno che le imprese continuano a fronteggiare ordini incerti e mercati volatili. Il segretario Francesco Marinelli ha avvertito che “meno ore autorizzate non equivale a più lavoro”, poiché la riduzione può indicare l’esaurimento degli strumenti di sostegno più che una risoluzione delle problematiche.
Chiusura dei negozi di abbigliamento, calzature e tessile: l’impatto della contraffazione
Un altro dato allarmante proviene da Confcommercio Rimini. Nell’intervallo 2015-2025, la provincia ha perso 289 esercizi commerciali nel settore moda, corrispondenti a oltre il 30 % del totale. Le attività di abbigliamento sono scese del 24 % (da 665 a 505), quelle di calzature del 38 % (da 220 a 136) e quelle tessili del 39 % (da 116 a 71). Tra le cause citate, la contraffazione è emersa come elemento aggravante: operazioni come “Eden Brand” hanno portato a sequestri milionari e a richieste di 37 anni di reclusione per dieci imputati. Il presidente di Confcommercio, Giammaria Zanzini, ha invocato un rafforzamento della tutela dei marchi, anche a livello transfrontaliero con San Marino, per livellare il campo di gioco tra imprese oneste e attività illegali.
Le proposte della CISL per superare l’emergenza
Per fronteggiare la crisi, la CISL Romagna ha indicato tre direttrici di intervento: (1) attivare tavoli di confronto tempestivi con la Regione prima che gli ammortizzatori si esauriscano; (2) creare strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori privi di tutele; (3) avviare una vera politica industriale basata su investimenti in innovazione, formazione e ricerca. Marinelli ha sottolineato che “gli ammortizzatori sociali sono essenziali, ma non possono costituire l’unica risposta”.
La moda toscana e quella della Romagna sono attraversate da una serie di pressioni interconnesse: la necessità di semplificare la burocrazia per le PMI, la riduzione delle ore di cassa integrazione che nasconde sfide strutturali, e la minaccia della contraffazione che erode la fiducia dei consumatori. Solo una risposta coordinata tra istituzioni, sindacati e imprese potrà trasformare gli avvertimenti odierni in un reale rilancio del comparto.



