Nel giro di pochi giorni, Club House Italia spa ha comunicato a tutti i propri collaboratori una decisione definita improvvisa e unilaterale. La società, nota per la produzione di mobile imbottito di lusso e per le licenze di marchi come Trussardi, Fendi, Bentley, Dolce&Gabbana e Bugatti, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che colpisce 22 persone su un organico totale di 241 dipendenti.
Club House e i licenziamenti: dati, luoghi e motivazioni
Gli addetti coinvolti provengono sia dal polo produttivo di Forlì, dove si concentra la manifattura, sia dalla sede milanese, che ospita gli uffici amministrativi e i punti vendita, compreso lo showroom Versace Home in via Durini. La notizia è stata resa nota durante un incontro convoca dopo il Fuorisalone, momento in cui l’azienda ha presentato i risultati del trimestre appena concluso. I rappresentanti sindacali, tra cui la segretaria di FenealUil Milano, Chiara Casnati, hanno reagito con una stato di agitazione, chiedendo il ritiro immediato della procedura e l’adozione di ammortizzatori sociali come alternativa.
Motivi addotti dall’azienda e risposta delle organizzazioni
Club House ha citato il “contesto geopolitico” come principale causa dei licenziamenti, facendo riferimento a un calo delle vendite nei mercati del Medio Oriente, della Cina e, in misura minore, della Russia. Nessun documento di supporto è stato fornito ai dipendenti, accrescendo la sensazione di arbitrarietà. La CGIL ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare per trovare soluzioni che salvaguardino l’occupazione e la continuità produttiva, sollecitando l’impresa a sospendere la procedura e a tornare al tavolo delle trattative.
Il contagio nella crisi del lusso globale
Il caso di Club House si inserisce in una più ampia ondata di difficoltà che sta colpendo i principali gruppi del settore. Dall’inizio dell’anno, le sei principali case quotate in Europa – LVMH, Hermès, Kering, Richemont, Prada e Moncler – hanno perso insieme circa 251 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Il portafoglio STOXX Europe Luxury 10 registra una perdita totale di 350 miliardi di dollari, segno di una domanda in forte contrazione.
Performance dei giganti del fashion
Kering, il gruppo dietro Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta, ha visto il prezzo delle azioni crollare del 16 % in una sola sessione, la peggiore della sua storia. I ricavi organici del terzo trimestre sono scesi dell’1 % a 3,3 miliardi di euro, mentre le vendite di Gucci hanno subito una contrazione del 6 % e, nei confronti dei consumatori cinesi, un calo compreso tra il 15 % e il 20 %. LVMH, pur registrando una crescita organica del 1 % a 18,5 miliardi di euro, è rimasta al di sotto delle attese (1,3 %). La divisione Fashion & Leather Goods ha perso il 5 % su base organica, facendo scendere la capitalizzazione del colosso a circa 190 miliardi di euro, quasi la metà del picco del 2023. Anche Hermès, tradizionalmente più resiliente, ha visto i ricavi del terzo trimestre salire solo del 4,3 % a cambio costante, contro le previsioni del 5,2 %.
Il ruolo della Cina e di altri mercati emergenti
Il fattore più pesante nella crisi è la domanda cinese. Dopo anni di crescita accelerata, il mercato interno ha registrato un calo del 13 % delle spese per il lusso nel 2025, alimentato da una crisi immobiliare, da un ciclo di ribasso dei mercati finanziari e da una nuova imposizione fiscale del 20 % sui dividendi e interessi percepiti da trust offshore. L’indice CSI 300 ha perso il 19 % in quattro mesi, cancellando più di 2 000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il risultato è evidente nei bilanci di Kering, LVMH e Hermès, tutti segnati da un drastico calo delle vendite ai consumatori cinesi. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno mostrato un indebolimento della spesa di lusso, con una diminuzione del 4 % a luglio-agosto e del 6 % a settembre rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa di inflazione, prezzi energetici elevati e incertezza macroeconomica.
Prospettive e possibili scenari
Le dichiarazioni dei vertici di Kering, LVMH e Hermès mostrano un tentativo di contenere il danno attraverso la chiusura di negozi non redditizi, la ricerca di nuove linee di prodotto e l’accelerazione di strategie di digital transformation. Tuttavia, gli analisti avvertono che finché i prezzi rimarranno al di fuori della portata di gran parte della clientela aspirazionale, la ripresa sarà lenta e incerta. La crisi del lusso, iniziata con la riduzione della domanda in Medio Oriente e Cina, si è ora trasformata in una sfida globale che mette alla prova la capacità dei marchi di reinventarsi, di preservare la loro immagine e di riconquistare la fiducia dei consumatori.



