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27 Ottobre 2026

Export nautico italiano al secondo posto, ma leader dei superyacht

L’Italia perde il primato nell’export dei cantieri, ma resta al comando dei superyacht: dati, confronti e sfide del mercato globale.

Export nautico italiano al secondo posto, ma leader dei superyacht

Nel 2025 l’Italia, dopo tre annate al vertice della classifica mondiale, si è piazzata al secondo posto tra i principali esportatori di cantieristica nautica. Nonostante la retrocessione, il Paese ha registrato il picco più alto di esportazioni nella sua storia, raggiungendo 4,96 miliardi di dollari, un incremento del 7,1 % rispetto al 2024. Questo risultato rappresenta il 21,3 % del commercio mondiale nel settore, confermando la solidità della filiera italiana, caratterizzata da un sistema produttivo altamente specializzato e da una forte presenza nei segmenti a più alto valore aggiunto.

Il salto dei Paesi Bassi: un boom poco sostenibile

I Paesi Bassi hanno sorpreso tutti passando al primo posto con esportazioni pari a 6,6 miliardi di dollari, ovvero il 28,4 % del totale globale. Tale crescita, tuttavia, è in gran parte riconducibile a una concentrazione di consegne di cinque superyacht eccezionali, lunghi tra i 60 e i 100 metri, avvenuta tra giugno e novembre 2025. Queste unità, dal valore estremamente elevato, hanno gonfiato le statistiche annuali, creando un picco difficile da replicare nel breve periodo.

Conseguenze per il mercato dei superyacht

Il fenomeno olandese ha influito anche sull’ordine globale dei superyacht – imbarcazioni oltre i 24 metri – dove l’Italia resta leader incontrastata, con 568 unità in costruzione. Questo segmento, che genera margini molto alti, continua a sostenere l’intero comparto, compensando in parte il calo dell’export di imbarcazioni di dimensioni più contenute.

La cantieristica da diporto italiana: crescita record

Nel periodo 2021-2025 la produzione di imbarcazioni da diporto è aumentata del 36,9 %, portando le esportazioni del 2025 a un valore storico di 4,4 miliardi di euro e un saldo commerciale di 3,9 miliardi. L’Italia detiene il 22,2 % del mercato globale di export di diporto, arrivando seconda solo ai Paesi Bassi. All’interno dell’Unione Europea, la filiera italiana è la più importante, con il 17,5 % delle imprese, il 28 % dell’occupazione (quasi 17 mila addetti) e il 24,9 % del valore aggiunto generato dal settore.

Struttura produttiva: grandi cantieri e microimprese

Il tessuto produttivo è dominato da una rete di piccole realtà: il 98,2 % delle imprese sono di piccola dimensione, occupando il 62,7 % dei lavoratori e contribuendo al 35,9 % del valore aggiunto. Le microimprese (1-9 dipendenti) costituiscono l’83,4 % del totale, dimostrando come la flessibilità e la capacità di personalizzazione siano leve fondamentali per la competitività italiana.

Fattori critici e prospettive future

Nonostante i numeri positivi, il 27,1 % degli imprenditori non riconosce pienamente l’andamento favorevole del settore, lamentando carenze di competenze e difficoltà nel passaggio generazionale. Le opportunità sono comunque numerose: il 66,6 % delle aziende individua margini di crescita nei mercati già consolidati, mentre il 69,4 % vede potenzialità in nuovi sbocchi commerciali. Le autorità di settore puntano su politiche industriali che favoriscano investimenti, formazione e innovazione, anche per le micro e piccole imprese, al fine di trasformare queste potenzialità in crescita sostenibile.

Il ruolo della subacquea e delle infrastrutture

Nel contesto più ampio, la subacquea sta assumendo un peso crescente per l’economia marittima italiana. Il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, insieme ai bandi per nuove tecnologie, richiede spazi operativi dedicati e investimenti mirati per consolidare questa nicchia di eccellenza. Parallelamente, il Paese conta 162 mila posti barca lungo le coste, con il 46,3 % concentrato nel Mezzogiorno, un’infrastruttura che può sostenere ulteriori espansioni del settore.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.