La prossima edizione della fiera del libro Più libri più liberi in programma a Roma a dicembre, ha acceso un vivace dibattito politico. Gli organizzatori hanno introdotto l’obbligo per le case editrici di sottoscrivere un’autocertificazione di antifascismo per poter partecipare all’evento. Questa decisione ha suscitato reazioni contrastanti, con la premier Giorgia Meloni che ha definito la misura una forma di censura.
La posizione di Giorgia Meloni
La premier ha espresso la sua critica su X definendo la richiesta di un’autocertificazione antifascista come un tentativo di limitare la libertà di pensiero. “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”, ha scritto Meloni. Ha aggiunto che la cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra
Le reazioni dell’opposizione
L’intervento di Meloni ha suscitato critiche da parte dell’opposizione. Giuseppe Conte leader del Movimento 5 Stelle ha definito la polemica “surreale”, invitando la premier a concentrarsi su questioni più urgenti come il carovita e le aziende che chiudono. “Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati”, ha affermato Conte, sottolineando i fallimenti delle riforme su giustizia e sanità.
Dall’altra parte, Roberto Vannacci leader di Futuro Nazionale ha espresso sostegno alla posizione di Meloni, definendo il ‘patentino antifascista’ una limitazione inaccettabile della libertà di espressione garantita dalla Costituzione italiana.
I dettagli dell’autocertificazione
L’atto di adesione alla fiera prevede che le case editrici autocertifichino il rispetto dei valori costituzionali il ripudio dell’ideologia fascista e di qualsiasi forma di totalitarismo e l’impegno a non esporre o commercializzare materiali che facciano apologia del fascismo o che incitino all’odio e alla discriminazione. Senza la sottoscrizione di queste clausole, il sistema informatico blocca l’inoltro della candidatura, impedendo l’acquisto degli spazi espositivi.
La decisione è stata presa dall’Associazione Italiana Editori (Aie) su pressione di una frangia di editori che vorrebbero escludere la casa editrice Passaggio al Bosco dopo le polemiche dello scorso anno. Tuttavia, la misura ha suscitato l’opposizione di vari editori e importanti figure del mondo culturale, tra cui Massimo CacciariPaolo MieliGiuliano Ferrara e Luciano Canfora che hanno condannato il documento introdotto dall’Aie.
Un altro aspetto rilevante riguarda il finanziamento della fiera, che percepisce anche risorse pubbliche. Questo solleva la questione se sia opportuno che un evento finanziato con denaro pubblico obblighi gli editori a firmare un documento con una connotazione politica.



