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19 Settembre 2026

L’alcol del venerdì sera: controlli, stress e cervello

Il weekend diventa la scusa perfetta per affidarsi all’alcol: ecco perché e come uscire dal circolo.

L’alcol del venerdì sera: controlli, stress e cervello

Molte persone sostengono di non bere durante la settimana, ma di concedersi un vino o un cocktail nel weekend. Questo schema sembra dimostrare disciplina, ma nasconde un meccanismo psicologico più profondo: il bicchiere diventa il pulsante di emergenza che spezza la tensione accumulata nei cinque giorni di lavoro.

Secondo la psicoterapeuta Cinzia Gorla il consumo di alcol in questi momenti non è una semplice occasione sociale, ma una strategia di autorregolazione mirata a modificare rapidamente lo stato interno, passando da un regime di iper-controllo a uno di disinibizione.

Il bicchiere come interruttore: il ruolo del controllo durante la settimana

La cultura della produttività spinge molti uomini – e non pochi casi anche donne – a nascondere stanchezza, vulnerabilità o paura dietro una maschera di efficienza. Il risultato è una pressione costante che, se non sfogata, si accumula fino al venerdì sera, quando la routine si interrompe. In quel momento emergono emozioni represse: rabbia, noia, solitudine o semplicemente la necessità di “staccare la spina”.

Pressioni lavorative e modello di iper-efficienza

Il cervello, abituato a gestire scadenze e decisioni rapide, tende a chiudere gli spazi emotivi per non compromettere la performance. Quando arriva il weekend, il controllo rigido si indebolisce e il bisogno di rilassamento può trovare nell’alcol una soluzione immediata, anche se temporanea.

Cosa avviene nel cervello quando si beve nel weekend

L’alcol agisce su più sistemi cerebrali: riduce l’eccitabilità neuronale, generando una sensazione di distensione quasi subito. Parallelamente, stimola i circuiti della ricompensa, facendo sgorgare dopamina e consolidando l’associazione tra fine settimana e piacere. Il risultato è una memoria implicita che collega il momento del venerdì sera al consumo di alcol, rendendo il desiderio quasi automatico.

Riduzione dell’eccitabilità neuronale e rilascio di dopamina

Questo duplice effetto spiega perché il bicchiere si trasforma in un “interruttore psicologico”: da una parte attenua l’iperattivazione mentale accumulata, dall’altra crea un rinforzo positivo che incentiva la ripetizione del comportamento. Col tempo, il cervello non ricorda più soltanto l’alcol, ma tutti i segnali che lo precedono – l’orario di chiusura dell’ufficio, l’ingresso nel locale, la compagnia degli amici.

Quando l’alcol diventa l’unica valvola di scarico

Se il consumo diventa l’unico mezzo per gestire ansia, tensione o rabbia, è il momento di interrogarsi: chi sono al di fuori del ruolo di “performer” e riesco a rilassarmi senza il bicchiere? Riconoscere la stanchezza prima di arrivare alla saturazione, dare un nome alle emozioni e ristabilire il contatto con il proprio corpo sono passi fondamentali indicati da Gorla per spezzare il ciclo.

Domande per riconoscere la dipendenza di emergenza

Tra le riflessioni proposte troviamo: “Chi sono quando non devo essere efficace?” e “Posso divertirmi e sentirmi vicino agli altri senza l’aiuto dell’alcol?” Le risposte guidano verso strategie alternative – attività fisica, meditazione, hobby creativi – che permettono di regolare le emozioni senza ricorrere a sostanze.

Costruendo nuovi rituali di rilassamento, è possibile lasciarsi andare in modo sano, senza che il bicchiere diventi l’unico strumento per spegnere lo stress settimanale.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.