Il secondo trimestre evidenzia una situazione di stabilità per la moda italiana, con risultati che oscillano tra piccoli incrementi e flessioni settoriali. Dopo un aprile positivo e un giugno in crescita, il mese di maggio ha segnato una battuta d’arresto, determinando una media trimestrale praticamente piatta.
Durante la conferenza di presentazione della prossima Milano fashion week, il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana ha sintetizzato i numeri che raccontano un mercato in equilibrio precario: dati di vendita al dettaglio, scambi internazionali e performance manifatturiere regionali dipingono un quadro complesso in cui convivono segnali di ripresa limitata e criticità consolidate.
Vendite al dettaglio e dinamiche trimestrali
Nel dettaglio, il fatturato del comparto moda ha registrato aumenti a singhiozzo: aprile è cresciuto del 2,1% e giugno del 1,9% mentre maggio resta negativo. Il risultato netto sul trimestre è quindi una crescita modesta dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I settori considerati core — tessile, abbigliamento, pelle e calzature — mostrano ancora una leggera contrazione pari a -0,3% sebbene migliore rispetto al primo trimestre. Contemporaneamente, i comparti collegati come occhialeria, gioielleria, bigiotteria e beauty segnano una crescita complessiva dell’1,3%, spingendo in parte il risultato aggregato.
Trend dei primi sette mesi e consumi per categoria
I primi sette mesi dell’anno confermano andamenti disomogenei: le vendite al dettaglio di abbigliamento risultano in aumento (+1,9%), mentre le calzature registrano una flessione (-1,0%). Il settore cosmetico continua invece a espandersi con vendite in crescita del 3,7% consolidando una domanda solida per prodotti di bellezza.
Export, import e saldo commerciale
I dati relativi al commercio estero aggiornati a maggio mostrano una performance dell’export nei settori core in contrazione, con una diminuzione del 2,3% che porta il valore complessivo a 24,5 miliardi di euro. A livello geografico, i flussi verso la Francia (primo mercato estero con 3,7 miliardi) sono in crescita (+3,7%), così come verso Spagna (+4,5%) e Hong Kong (+6,8%). Al contrario, Stati Uniti e Germania evidenziano cali rispettivamente del -2,8% e del -4,2% mentre risultano particolarmente deboli i flussi verso Giappone (-9,6%) e Regno Unito (-8,8%).
Tra i settori collegati, il calo delle esportazioni è stato più marcato, aggravato dal crollo delle vendite di gioielleria verso gli Emirati (-27,4%). Le importazioni nei settori core sono inoltre diminuite del 5% con la Cina come primo fornitore che segna una flessione dell’8,1% mentre i settori collegati mostrano una robusta ripresa delle importazioni (+15,1%).
Saldo commerciale e impatto settoriale
Il saldo commerciale complessivo per moda e settori collegati nei primi cinque mesi dell’anno è rimasto positivo per circa 16,3 miliardi di euro ma in calo di 1,1 miliardi rispetto allo stesso periodo precedente. Il peggioramento è attribuibile soprattutto ai settori collegati, il cui saldo si riduce di 1,4 miliardi, mentre i settori core registrano un lieve miglioramento del saldo (+226 milioni).
Manifattura regionale: il caso delle Marche e il crollo della moda
All’interno del panorama manifatturiero nazionale, le performance regionali mostrano forti disparità. Nelle Marche l’attività produttiva resta sostanzialmente invariata su base annua, mentre la media italiana mostra una crescita più marcata. I settori trainanti in regione sono i mezzi di trasporto con una produzione in aumento del 7,1% grazie soprattutto alla cantieristica navale, seguiti da meccanica (+2,2%), farmaceutica (+1,7%) e alimentare (+1%).
Al contrario, il sistema moda regionale continua a soffrire: tessile-abbigliamento segna una contrazione del 3,1% e il calzaturiero registra un calo del 6,4%. Anche gomma-plastica e legno-mobile mostrano valori negativi, con riduzioni rispettive del -2,8% e del -1,0% contribuendo a una situazione manifatturiera frammentata.
I rappresentanti industriali regionali sottolineano la necessità di rafforzare investimenti competitività e presenza sui mercati esteri per consolidare eventuali segnali di ripresa, soprattutto in un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezza e oscillazioni dei prezzi.
Le proiezioni per l’intero anno indicano una previsione prudente: la combinazione di spostamenti di consumo verso altre categorie di beni e le difficoltà in mercati chiave come quello cinese suggerisce una possibile contrazione del fatturato annuale compresa tra -1,5% e -2% con una stima di fatturato intorno ai 91,3 miliardi di euro.



