Il panorama della moda italiana sta vivendo una fase di contrasti intensi: da un lato le grandi manifestazioni di Milano dimostrano una capacità di aggregazione senza precedenti; dall’altro il settore registra cali di fatturato e pressioni esterne, soprattutto da parte dell’ultra-fast fashion. In questo contesto, le parole di chi guida le associazioni di categoria – Giovanna Ceolini e Carlo Capasa – offrono una chiara lettura della situazione attuale.
Fashion Link Milano: un unico hub per sette fiere
Nel cuore di Milano, i padiglioni di Micam, Mipel, Milano Fashion&Jewels, TheOneMilano e Simac Tanning Tech si sono fusi in Fashion Link Milano creando una zona espositiva di sette padiglioni che ha accolto più di 37.000 visitatori professionali. La provenienza dei buyer è estremamente variegata: Spagna, Germania, Francia, ma anche Cina, Stati Uniti, Giappone, Nigeria e Sud-Africa hanno inviato delegazioni, confermando il ruolo di cruscotto internazionale della fiera.
Il nuovo ruolo del buyer
Il fulcro del rinnovamento è la figura del buyer che ora partecipa a un sistema digitale di matchmaking, a sfilate in tempo reale e a percorsi formativi su misura. Grazie a questi strumenti, la fiera fisica mantiene la sua importanza come punto di incontro per contratti solidi, dimostrando che la digitalizzazione non sostituisce ma potenzia le relazioni tradizionali.
Pressioni su moda e calzature: dati di export e perdita di fatturato
Il comparto calzaturiero italiano registra nel primo semestre del 2026 un calo del fatturato del -2,3% e una diminuzione delle esportazioni del -2,4% nei primi cinque mesi. I mercati più colpiti sono la Russia (-24,6%), il Medio Oriente (-34%) e gli Stati Uniti (-5,2%). Nonostante queste perdite, il saldo commerciale complessivo cresce del +9,6%, sostenuto dal recupero dell’Unione Europea (+2%) e da un incremento del +4,3% delle vendite in Francia, principale sbocco per le calzature tricolore.
Nel frattempo, il presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa avverte una riduzione del fatturato globale del settore di circa il 10% negli ultimi tre anni, passando da oltre 100 miliardi a 92-93 miliardi di euro. Le cause sono molteplici: tensioni geopolitiche, dazi commerciali, rallentamento della domanda cinese e un afflusso ingente di pacchi low-cost provenienti da paesi extra-UE, che sfuggono a controlli stringenti di sostenibilità e sicurezza. Capasa propone una tassazione minima di 10 euro per ciascun pacco ultra-fast fashion al fine di livellare il campo competitivo.
Geografia della moda italiana: Milano vs Napoli
Un’analisi di ReportAziende, basata su oltre 210 mila imprese, rivela una distribuzione territoriale sorprendente. Milano ospita il 4,8% delle aziende del settore, ma genera il 24,3% dei ricavi totali, consolidando il suo ruolo di capitale economico della moda. Al contrario, Napoli detiene l’8,7% delle imprese, risultando il territorio con il maggior numero di realtà produttive, sebbene il suo contributo in termini di fatturato sia inferiore rispetto a Milano.
La concentrazione dei guadagni è ancora più evidente: il 1% delle aziende – 294 realtà – produce il 51,4% dei ricavi totali, mentre la metà delle società più piccole fornisce appena il 2,6%. Nel 2024 si è registrata una contrazione complessiva dei ricavi del -5,5% rispetto all’anno precedente, con un aumento della percentuale di aziende in perdita (da 19,7% a 24,7%). Il segmento più colpito è quello delle calzature con un calo del fatturato del -13,9% e quasi il 30% delle imprese in perdita.
Nonostante la contrazione, i primi dati del 2025 mostrano una lieve stabilizzazione (+0,5% di ricavi) per le società più solide, segnale che la correzione potrebbe aver raggiunto il suo limite. L’evento più importante per celebrare la resilienza del settore è la Milano Fashion Week in programma dal 22 al 28 settembre, con più di 210 sfilate, presentazioni e la prima edizione italiana di Vogue World.



