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20 Luglio 2026

Moda sostenibile: l’UE vieta la distruzione degli abiti invenduti

L'Unione Europea introduce nuove norme per contrastare lo spreco nel settore tessile. Scopri come cambieranno le pratiche delle aziende e i benefici per i consumatori.

Moda sostenibile: l'UE vieta la distruzione degli abiti invenduti

Dal 19 luglio 2026, il settore della moda in Europa si trova di fronte a una svolta epocale. Le grandi imprese del tessile non potranno più distruggere capi di abbigliamento, calzature e accessori invenduti o restituiti dai consumatori. Questa misura, introdotta dal Regolamento Ue sull’Ecodesign for Sustainable Products (ESPR) mira a ridurre gli sprechi e a promuovere un modello di economia circolare.

La nuova normativa impone alle aziende di privilegiare il riutilizzo il riciclo e, ove possibile, la donazione dei prodotti. L’obiettivo è rafforzare la trasparenza lungo la filiera e accelerare la transizione verso pratiche più sostenibili. Le medie imprese dovranno adeguarsi a queste nuove regole a partire dal 2030.

Le motivazioni dietro il divieto

In Europa, il 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato viene distrutto prima dell’uso, generando emissioni di CO2 pari a 5,6 milioni di tonnellate all’anno. Questo fenomeno non solo rappresenta uno spreco economico, ma ha anche un impatto significativo sull’ambiente. Il tasso medio di reso per gli abiti acquistati online è stimato al 20%, il che significa che un capo su cinque venduto online viene restituito.

Con le nuove regole, le imprese della moda non potranno più sprecare prodotti che possono avere una seconda vita. Dovranno reimmetterli sul mercato o donarli, con benefici sia per i consumatori, che potranno acquistare capi d’abbigliamento o scarpe a prezzi scontati, sia per l’ambiente.

Le deroghe previste

Il regolamento stabilisce che il divieto di distruzione non si applica ai prodotti che risultino pericolosinon conformi che violino le norme sulla proprietà intellettuale o che siano inadatti al riutilizzo. Inoltre, le aziende sono tenute a divulgare informazioni dettagliate sulla quantità di beni di consumo invenduti e smaltiti come rifiuti.

Le imprese devono fornire dati specifici, come il numero e il peso dei prodotti di cui si sono disfatte, i motivi per cui se ne sono disfatte e la percentuale di prodotti destinati a riutilizzo, riciclo o smaltimento. Queste informazioni devono essere rese pubbliche per garantire trasparenza e responsabilità.

I benefici per i consumatori

Le nuove regole non solo riducono l’impatto ambientale, ma offrono anche vantaggi concreti per i consumatori. Con la reimmissione sul mercato di capi invenduti o restituiti, sarà possibile acquistare abbigliamento e accessori a prezzi più accessibili. Inoltre, la promozione del riutilizzo e del riciclo incentiva un consumo più consapevole e sostenibile.

Le aziende, d’altra parte, saranno spinte a produrre meno e meglio, migliorando la qualità dei prodotti e riducendo gli sprechi. Questo cambiamento potrebbe portare a una maggiore fiducia dei consumatori nei confronti dei marchi che adottano pratiche sostenibili.

Le nuove regole europee non solo riducono l’impatto ambientale, ma offrono anche opportunità economiche per le aziende e vantaggi per i consumatori. Con l’adesione progressiva anche delle medie imprese, si prevede un cambiamento significativo nel settore tessile nei prossimi anni.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.