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7 Ottobre 2026

Mostra The 90s: arte, moda e cultura britannica a Tate Britain

Una mostra che riscrive gli anni ’90, unendo arte provocatoria e moda rivoluzionaria sotto lo sguardo di Edward Enninful.

Mostra The 90s: arte, moda e cultura britannica a Tate Britain

Nel cuore di Londra, la Tate Britain ha inaugurato una retrospettiva senza precedenti: The 90s: Art and Fashion. Curata dall’ex direttore di British Vogue, Edward Enninful, l’esposizione si snoda dall’8 ottobre al 14 febbraio 2027, offrendo un viaggio immersivo tra le vibrazioni culturali che hanno ridefinito gli anni ’90 in Gran Bretagna. Il progetto riunisce fotografie iconiche, opere d’arte provocatoria e capi di moda che hanno segnato l’era della “Cool Britannia”, dimostrando come arte, moda, musica e fotografia si siano fuse in un unico, potente laboratorio creativo.

Il fermento post-recessione: una Gran Bretagna in rinascita

Dopo una crisi economica che aveva scosso il paese, la fine degli anni ’80 ha lasciato spazio a un ottimismo ribelle. Giovani artisti, stilisti e fotografi hanno abbracciato la libertà di sperimentare, abbattendo le rigide gerarchie culturali tradizionali. In questo clima, la moda è diventata una forma di performance i rave hanno offerto scenari sonori distorti, mentre l’arte ha assunto un linguaggio più diretto e pop. La mostra documenta questo periodo attraverso installazioni che ricostruiscono l’atmosfera di club underground, suggestioni visive che mostrano come la cultura pop abbia iniziato a dialogare con le istituzioni artistiche più “elevate”.

Fotografia e arte provocatoria: da Freeze a Young British Artists

Il punto di svolta per la scena artistica è stato il Freeze di Damien Hirst, organizzato nel 1988 in un edificio abbandonato dei Docklands. L’evento ha dato vita al movimento Young British Artists (YBA) che ha scosso il panorama internazionale con opere provocatorie e una nuova relazione con i media. Nella mostra si trovano scatti di Juergen Teller, David Sims e Corinne Day, che hanno reso imperfetta la fotografia di moda, portando la vulnerabilità dei soggetti al centro della narrazione visiva. Le opere di Hirst, Steve McQueen, Damien Hirst, Sarah Lucas e Yinka Shonibare mostrano come la arte degli anni ’90 abbia adottato una retorica di scioccante quotidianità trasformando la galleria in uno spazio di dibattito pubblico.

Il ruolo di Hirst e il fenomeno dell’artista-star

La famosa installazione “The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living”, con uno squalo tigre in formaldeide, è diventata simbolo della capacità dei YBA di trasformare la provocazione in brand personale. Hirst ha dimostrato che il talento da solo non basta: la costruzione di un’immagine pubblica è parte integrante del valore artistico, anticipando l’attuale economia dell’attenzione.

Moda come spettacolo: McQueen, Westwood e Galliano

Nel mondo della moda, la stessa rivoluzione ha preso forma sui runways di Londra. Alexander McQueen, con la collezione No. 13 del 1998, ha trasformato la sfilata in una resa teatrale: la modella Shalom Harlow è stata “dipinta” da robot grazie a getti di vernice, creando un momento visivo indelebile. Vivienne Westwood e John Galliano hanno anch’essi sperimentato arresti di scena, mescolando sartoria tradizionale a performance disturbanti. Le loro creazioni, esposte accanto a fotografie di Kate Moss e a film di moda, testimoniano come gli anni ’90 abbiano cancellato il confine tra alta moda e cultura pop aprendo la strada a spettacoli come la sfilata di Gucci nella sala operatoria (2018) o i disordini fangosi di Balenciaga (2022).

Dazed & Confused: il canale DIY della generazione

Parallelamente, la stampa indipendente ha fornito un punto d’appoggio per giovani creativi. La rivista Dazed & Confused lanciata nel 1991, ha promosso l’estetica raw e il do-it-yourself anticipando la futura “creator economy”. Le pagine della rivista, ricche di foto di Bowie, Moss e di testate underground, sono oggi tradotte in video virali e campagne digitali, ma all’epoca erano il simbolo di una cultura anarchica che incoraggiava l’autoproduzione senza mediazioni.

L’esposizione fa rivivere la sinergia tra fotografia, arte, design e moda, mostrando come la ribellione di una generazione continui a influenzare le tendenze contemporanee, sia nei musei che sulle passerelle internazionali.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.