Nel mondo del cinema, ogni dettaglio conta. Christopher Nolan, noto per la sua attenzione maniacale ai particolari, ha recentemente imposto un divieto insolito sul set del suo ultimo kolossal, Odissea niente Ugg.
Questa scelta ha suscitato curiosità e qualche lamentela tra gli attori, ma il regista ha spiegato le sue ragioni in modo chiaro. Scopriamo insieme il perché di questa decisione e come si inserisce nel contesto più ampio della moda e del cinema.
Il divieto di Ugg sul set di Odissea
Anne Hathaway, che interpreta Penelope nel film, ha rivelato in un’intervista a USA Today che Nolan ha vietato categoricamente gli Ugg durante le riprese. “Un giorno mi sono presentata con gli Ugg e lui ha abbassato lo sguardo verso i miei piedi dicendo semplicemente: ‘No’. Io ho risposto: ‘Nessun problema’. E non li ho più rimessi”, ha raccontato l’attrice.
Il regista ha spiegato che gli Ugg rappresentano un elemento troppo contemporaneo, capace di spezzare l’atmosfera che cerca di creare sul set. “Puoi trovarti circondato da telecamere, microfoni e decine di persone della troupe, eppure ci sono piccoli dettagli che riescono comunque a farti uscire dalla realtà del film”, ha dichiarato Nolan. “Per me gli Ugg sono uno di quei dettagli: sono un simbolo della modernità”.
La storia delle Ugg: da accessorio pratico a icona di moda
Le Ugg, originariamente indossate dai surfisti australiani negli anni Settanta, sono diventate un’icona di moda grazie alla loro comodità e al loro design unico. Nel 1978, Brian Smith, un giovane australiano, importò gli stivali in montone negli Stati Uniti, dove divennero rapidamente popolari tra surfisti e snowboarder.
Negli anni Duemila, le Ugg hanno conquistato le passerelle e i guardaroba delle celebrità. Paris Hilton, Nicole Richie, Kate Moss e Sienna Miller le hanno indossate in diverse occasioni, contribuendo a trasformarle in un simbolo di moda. Nel 2009, la collaborazione con Jimmy Choo ha portato le Ugg nell’orbita del lusso, consolidando ulteriormente la loro popolarità.
L’evoluzione del brutto nella moda
La moda ha sempre avuto una fascinazione per il brutto, in particolare per le scarpe ingombranti e quasi ortopediche. Negli ultimi anni, questa tendenza è diventata sempre più evidente, con il termine normcore che descrive uno stile di abbigliamento anonimo e pratico. Le Ugg, con il loro design bulboso e comodo, sono diventate un simbolo di questa tendenza.
Secondo Hannah Marriott del The Guardian, gli anni Duemila sono stati definiti la “Fashion’s Ugly Decade”, un periodo in cui la bruttezza funzionale è diventata un linguaggio estetico riconoscibile e desiderabile. Le Ugg, con la loro estetica post-ironica, si inseriscono perfettamente in questo contesto.
Le reazioni degli attori e il comfort delle Ugg
Non tutti gli attori hanno accolto con favore il divieto di Ugg. Anne Hathaway ed Emily Blunt si sono lamentate della scomodità delle calzature di scena rispetto agli stivali in montone. Tuttavia, il divieto è rimasto in vigore. Emily Blunt, a riprese finite, ha regalato un paio di Ugg a Nolan, che ha ammesso: “Sono davvero comodi”.
Elizabeth Semmelhack, direttrice del Bata Shoe Museum di Toronto, ha collegato la preferenza per le scarpe comode a una reazione ciclica contro decenni di costrizioni estetiche. Negli anni Dieci e Venti del Novecento, molte donne legate al movimento suffragista scelsero stivaletti con lacci e punte più larghe, in contrasto con i tacchi stretti e affilati che avevano dominato prima.
Negli anni Settanta, con la diffusione di pratiche come lo yoga e un consumo più attento al corpo, emersero le Earth Shoe, celebri per il loro plantare morbido. Questo principio, che la scarpa smette di chiedere sacrificio e inizia a promettere sollievo, è diventato un elemento chiave della moda contemporanea.



