Ottobre 2026 si conferma come mese di condensazione culturale per l’Italia. Da Madrid a Roma, passando per i palcoscenici più esclusivi del globo, tre realtà si intrecciano: una mostra che indaga l’identità della ceramica Made in Italy, la scomparsa di una delle più grandi custodi degli archivi della moda e una band che porta il sound vintage degli anni ’60-70 nei contesti più sofisticati.
Grand Tour. Archetipi della ceramica italiana a Madrid
Dal 13 ottobre al 14 novembre 2026 l’AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica presenta “Grand Tour” nello Spazio Dante del Palacio de Abrantes, sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid. Curata da Viola Emaldi, la mostra si inserisce nella più ampia “La Grande Opera ceramica”, una retrospettiva che analizza la ceramica italiana dal Novecento a oggi. Il filo conduttore è la citazione di Antoni Gaudí – «L’originalità consiste nel tornare all’Origine» – che guida la lettura di anfore, brocche, fiaschi e altri recipienti tradizionali, interpretati sia da manifatture storiche come Ceramiche Bitossi sia da giovani designer come Atelier Solelò. Nadia Carboni direttrice dell’AiCC, ha sottolineato che l’esposizione costituisce un “racconto culturale unitario” capace di far dialogare identità regionali e innovazione contemporanea.
Dal patrimonio popolare all’arte contemporanea
Oltre a pochi pezzi della tradizione, la mostra ospita reinterpretazioni di Franco Bucci, Rosanna Bianchi Piccoli e altri artisti, dimostrando come l’archetipo possa trasformarsi in linguaggi progettuali nuovi. Sculture di Tonino Negri o le rielaborazioni di Eduardo Alamaro a Picasso evidenziano la continuità tra artigianato popolare e alta arte applicata. Il percorso, ancora in evoluzione, promette aggiornamenti che mostreranno come la ceramica, pur radicata nella storia, continui a produrre nuove forme e visioni contemporanee.
Addio a Bonizza Giordani Aragno, la guardiana degli archivi di moda
Il 9 ottobre 2026 a Roma si è spenta Bonizza Giordani Aragno all’età di 89 anni, dopo una lunga malattia. Figlia dello scrittore e politico Igino Giordani, ha dedicato più di cinquant’anni alla conservazione e alla valorizzazione degli archivi di stilisti come le Sorelle Fontana, Federico Schuberth e Irene Galitzine. Il suo lavoro per il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma ha permesso di salvare documenti cruciali per ricostruire l’evoluzione del costume italiano del Novecento.
Un ponte tra ricerca e pubblico
Bonizza è stata curatrice per il Museo Boncompagni Ludovisi, direttrice scientifica della Fondazione Micol Fontana e caporedattrice della rivista Audrey. Ha curato mostre internazionali a New York, Tokyo e Osaka, pubblicato cataloghi fondamentali come “Il disegno dell’Alta Moda Italiana 1940-70” e condotto programmi televisivi per la RAI. Il suo impegno ha trasformato abiti, bozzetti e documenti in testimonianze accessibili, garantendo che la storia della moda rimanga viva per ricercatori e appassionati. I funerali si sono svolti il 12 ottobre nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, nota come la “Chiesa degli Artisti”.
I Superpop: la band che rivive la musica italiana degli anni ’60-70
Fondata nel 2021, la formazione Superpop ha rapidamente conquistato il mercato dell’intrattenimento di lusso, proponendo un format basato su arrangiamenti fedeli ma dal tocco personale. Il gruppo utilizza strumenti d’epoca e un’estetica visiva ispirata alle decadi d’oro, riuscendo a reinterpretare brani internazionali e italiani con una energia fresca. “Riduciamo l’orchestrazione a quattro elementi mantenendo gli elementi distintivi”, spiega il leader, “e poi concediamo licenze stilistiche a tastiere e chitarra per dare vita a piccole libertà”.
Scelte repertoriali e protagonismo internazionale
Il repertorio privilegia brani internazionali; per le canzoni italiane il gruppo opta per pezzi dal “lento” emotivo, come “Maledetta Primavera” o “Minuetto”. Quando si esibiscono in Italia, aggiungono brani più di nicchia. I loro concerti hanno animato eventi di moda, presentazioni di brand di lusso e corporate party in città come Milano, Parigi e New York, dimostrando che la musica degli anni ’60-70 può ancora parlare a un pubblico globale.
Tre storie diverse, ma accomunate dall’idea che il patrimonio italiano – che sia materiale, archivistico o sonoro – continui a evolversi, a essere riscoperto e a parlare al presente.



