Il fine settimana appena trascorso ha mostrato un lato diverso della metropoli lombarda: il centro di Milano ha recuperato una parvenza di serenità, ma la memoria degli scontri di metà ottobre è ancora viva. I cortili di Piazza Duomo e le strade di Corso Vittorio Emanuele sono affollati di turisti, famiglie e tifosi, mentre le autorità mantengono una presenza rinforzata per evitare che la tensione riemerga.
Forze dell’ordine e pannelli di legno: una sicurezza visibile
In piazza San Babila, in piazzetta Reale e lungo le vie adiacenti al Duomo, sono rimasti i Lince dei parà e le pattuglie della Polizia Locale. Il loro numero supera quello dell’ultimo sabato, con due camionette di polizia e una squadra di agenti che effettuano controlli continui. Parallelamente, quasi tutti i negozi hanno installato pannelli di legno sulle vetrine: una misura preventiva nata dopo le rotture improvvise della scorsa settimana. Anche marchi di lusso come Armani e Zara hanno mantenuto le coperture, lasciando però in evidenza il segnale “We are open” per incoraggiare i clienti a entrare.
Le protezioni nei punti di maggiore afflusso
Le vetrine di Galleria Vittorio Emanuele, della Rinascente e di boutique di moda sono ancora ricoperte, ma la segnaletica è più luminosa e invita al consumo. Alcuni gestori, come il responsabile di Lush, hanno dichiarato che le barriere potrebbero essere rimosse entro la mattina successiva, qualora la calma persista. Tuttavia, la decisione finale è rimandata fino al prossimo grande raduno previsto per il 30 ottobre, quando i collettivi studenteschi intendono manifestare contro il caro vita e la guerra.
L’impatto economico sui commercianti e sulle attività di ristorazione
Le vendite hanno subito un forte ribasso: il bar “I panini della Befi”, situato tra Via San Paolo e Corso Vittorio Emanuele II, registra una diminuzione del fatturato del 65% rispetto al sabato di spettacolo, e resta comunque al 40% del consueto volume. La proprietaria, Concetta Manzo, spiega che la paura di nuovi scontri ha spinto i clienti a limitare gli acquisti, nonostante l’afflusso di turisti. Anche i venditori ambulanti, come Renato Duomino, raccontano di aver guadagnato solo la metà rispetto ai periodi normali, a causa delle restrizioni imposte durante le manifestazioni.
Le testimonianze dal settore della ristorazione
Molti locali hanno dovuto rimuovere tavolini e sedie per evitare che potessero essere usati come armi o ostacoli. “Ci hanno chiesto di ritirare il mobilio, altrimenti avremmo rischiato di vedere i tavoli trasformati in barricate”, ha riferito Cristhian Velasquez, cameriere di 21 anni. Nonostante le misure precauzionali, i danni materiali sono stati limitati: le vetrine non hanno subito ulteriori rotture e le attività hanno potuto continuare operare.
Il messaggio del sindaco Beppe Sala e la percezione pubblica
In risposta alle preoccupazioni, il sindaco Beppe Sala ha invitato i commercianti a non chiudere per paura di disordini, sottolineando che la presenza di cittadini nei negozi è il miglior antidoto contro il panico. Sala ha persino annunciato di fare acquisti personalmente per dare il buon esempio. Anche se la sicurezza è stata rafforzata con 500 parà inviati dal governo, la più grande preoccupazione resta la percezione di insicurezza tra i commercianti, che temono di dover abbassare nuove serrande in futuro.
Nel complesso, Milano sta lentamente ritrovando il suo ritmo di vita abituale: le strade sono piene, i suoni delle vetrine si mescolano al brusio dei passi, ma la presenza di pannelli di legno e il controllo delle forze dell’ordine ricordano che la normalità è ancora in fase di consolidamento.



