Nel 1865 Torino perse il titolo di capitale del Regno d’Italia, ma non tardò a reinventarsi. La città si orientò verso l’industria, la scienza e le mostre internazionali, cercando una nuova forma di centralità. Palazzo Madama ospita ora una retrospettiva che segue questo percorso, analizzando come il corpo umano, vestito e modellato, sia stato il testimone privilegiato di una trasformazione urbana che ha attraversato più di un secolo.
Intitolata Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884-1961 la mostra è attiva dal 15 ottobre 2026 al 22 febbraio 2027. L’allestimento combina dipinti, sculture, fotografie, manifesti e soprattutto oltre 40 capi d’abbigliamento provenienti dalle principali sartorie torinesi, offrendo una narrazione multisensoriale delle evoluzioni sociali, economiche e culturali della città.
Dalle prime esposizioni al riconoscimento della moda (1884-1911)
Il percorso espositivo inizia con l’Esposizione Generale Italiana del 1884 tenuta al Valentino, dove Torino mise in mostra i progressi scientifici e industriali del periodo. Quei padiglioni temporanei, costruiti per celebrare le novità nell’agricoltura, nel commercio e nella manifattura, furono anche il palcoscenico d’inizio del movimento Liberty. La successiva Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna del 1902 introdusse le tendenze viennesi e tedesche, consolidando la reputazione della città come crocevia di stili avant-garde.
I padiglioni di moda e le prime creazioni torinesi
Nel 1911, l’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro dedicò un padiglione esclusivo all’abbigliamento, segnando la consacrazione della moda come settore trainante dell’economia torinese. Tra gli oggetti esposti spiccano più di quaranta capi realizzati da maestri sarti locali, che mostrano la combinazione di tecniche artigianali e innovazione stilistica tipica di quegli anni. Questi abiti, ancora oggi, incarnano l’estetica libertista che si sviluppò in un contesto di rapido sviluppo industriale.
Gli anni d’oro della moda torinese: 1920-1939
Dopo la Prima Guerra Mondiale, Torino visse una fase di rapida modernizzazione. Gli anni tra il 1920 e il 1930 videro una moda più dinamica, in sintonia con il risveglio di aspirazioni di emancipazione, soprattutto femminile. La città, prima ancora di Milano, divenne capitale della moda italiana grazie all’attività dell’Ente Nazionale Moda, che promuoveva una produzione nazionale autonoma dalla couture parigina. Le linee si snellirono, le silhouette divennero più essenziali e via Roma si trasformò nell’arteria commerciale della moda, ospitando botteghe di alta sartoria.
Torino, prima di Milano, capitale della moda italiana
Nel contesto razionalista, artisti come Felice Casorati e i Sei di Torino resero visibile il dialogo tra arte e abbigliamento, mentre fotografi futuristi come Italo Bertoglio immortalavano abiti in movimento, evidenziando la sinergia tra velocità industriale e stile. L’uso di colori vivaci e forme avvolgenti celebrava il nuovo ideale di donna sportiva e moderna, prima di essere limitato da rigidi codici estetici introdotti più tardi negli anni Trenta.
Il dopoguerra, la società dei consumi e la grande Italia 61 (1945-1961)
Il secondo dopoguerra portò Torino al centro di una nuova era di consumismo e di produzione di massa. Nel 1951 fu inaugurata la prima mostra “Francia-Italia”, seguita dalla nascita della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea nel 1959. Questi spazi favorirono scambi culturali internazionali e introdussero tendenze stilistiche provenienti dal mondo. L’apice del periodo si ebbe con Italia 61 una grande esposizione che coinvolse architetti di fama mondiale – come Levi Montalcini, Sottsass, Gabetti e Isola – attirando quasi cinque milioni di visitatori e definendo Torino come simbolo del boom economico italiano.
Arte internazionale e consumismo emergente
La mostra evidenzia come la moda, in sinergia con le arti visive, abbia rispecchiato la nascita della società dei consumi: nuovi materiali sintetici, design funzionale e pubblicità di massa furono integrati nei capi esposti, testimoniando la capacità della città di coniugare tradizione sartoriale e innovazione tecnologica. In questo contesto, gli abiti mostrati raccontano la storia di una Torino che, passando dalla libertà della Liberty al dinamismo della modernità, ha saputo trasformarsi in un organismo vivente e in continua evoluzione.



