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5 Settembre 2026

Mostra del Cinema di Venezia 2026: l’evoluzione della moda e del divismo

Dalla prima edizione del 1932 ad oggi, il Festival di Venezia è stato un palcoscenico per l'evoluzione della moda e del divismo. Scopri come le star trasformano il red carpet in una passerella di stile e narrazione.

Mostra del Cinema di Venezia 2026: l'evoluzione della moda e del divismo

Il Lido di Venezia si prepara a ospitare l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, un evento che va ben oltre la semplice proiezione di film. Dal 2 al 12 settembre, il red carpet diventa un palcoscenico per la moda, dove le star si trasformano in icone di stile e narrazione. Questo festival, nato nel 1932, è sempre stato uno specchio della società, riflettendo i cambiamenti culturali e le tendenze della moda.

Osservare l’evoluzione degli outfit delle star sul tappeto rosso significa guardare attraverso le immagini anche ai cambiamenti della società, alle sue aspirazioni, alle sue libertà e alle sue ossessioni. Per capire davvero l’impatto e l’evoluzione del Festival di Venezia, è utile tornare alle origini e seguire, attraverso le fotografie e gli abiti, la storia di questo straordinario palcoscenico.

Dagli anni ’30 agli anni ’50: l’evoluzione della moda sul red carpet

La prima Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica si tenne nel 1932, in un’epoca lontana dalle dinamiche dell’hype moderno. Allora, il tappeto rosso non era ancora un rituale osservato da miliardi di occhi curiosi. La moda degli anni ’30 era legata all’idea di ordine, formalità e prestigio, con abiti da sera, cappelli, guanti e completi impeccabili. Non era ancora il corpo il centro assoluto dell’immagine, ma l’ambientazione in cui si muoveva.

Con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale, l’idea stessa di una passerella internazionale perse senso. Le edizioni del 1940, 1941 e 1942 furono condizionate dal conflitto, e il Festival fu sospeso tra il 1943 e il 1945. Nel dopoguerra, la moda passò attraverso un senso di rinascita, rappresentando la gioia di vivere e la normalità ritrovata. Gli anni ’50 segnarono l’inizio di un nuovo decennio di eleganza e internazionalità.

Il metodo di Zendaya: quando la moda diventa narrazione

Nell’estate 2026, Zendaya ha portato il method dressing a un nuovo livello, trasformando ogni apparizione pubblica in una sorta di fotogramma aggiuntivo dei film che accompagna. La collaborazione con lo stylist Law Roach ha fatto scuola: l’abito non è più semplicemente un look da première, ma diventa parte della narrazione. Per Dune: Part Three Zendaya ha scelto silhouette scultoree e tonalità sabbiose, mentre per The Drama ha optato per il bridal glamour.

Il risultato è una forma sofisticata di storytelling: Zendaya non promuove soltanto un film, ne porta il personaggio fuori dallo schermo. Quando il guardaroba si muove fra EuphoriaSpider-Man: Brand New Day e The Odyssey la celebrity wardrobe si trasforma definitivamente in una narrazione parallela.

Dal cinema alla passerella: l’influenza del cinema sulla moda

Se Zendaya porta la moda dentro il film, le collezioni 2026/27 fanno il percorso inverso. Il riferimento cinematografico è diventato una vera materia progettuale, non solo una citazione, ma un’atmosfera, una postura e una costruzione del personaggio. Dior Cruise 2027 di Jonathan Anderson guarda al noir hollywoodiano e a Stage Fright di Alfred Hitchcock, con Marlene Dietrich come musa.

Nelle collezioni AI 26/27, il cinema appare anche in maniera più concettuale. N21 ha preso in prestito da di Federico Fellini persino la struttura dello show, aprendo con il finale e trasformando la sfilata in un racconto circolare. Jean Paul Gaultier ha guardato a Marlene Dietrich come icona di una femminilità insieme sensuale e sovversiva.

La moda, oggi, non vuole soltanto essere vista: vuole essere ricordata. È questo il punto d’incontro più interessante fra cinema e lusso. Un abito può raccontare una trama, evocare una diva, suggerire un’epoca o costruire un personaggio prima ancora che inizi la proiezione.

Il rosa sul red carpet: due interpretazioni diverse

Tra le nuance protagoniste del primo red carpet di Venezia 2026 c’è il rosa. Una tonalità romantica, sofisticata e a tratti fiabesca, che questa volta si allontana dal cliché del classico colore rosa da indossare sul red carpet. A sceglierla sono Bianca Balti e Laura Dern, ciascuna secondo la propria idea di eleganza.

Laura Dern ha scelto un abito rosa cipria by Prada dalla linea pulita e femminile. Definito da un corpetto aderente e una gonna ampia, quest’abito è la vera lezione di eleganza senza tempo di cui abbiamo bisogno sul red carpet. Bianca Balti, invece, ha optato per una versione più spettacolare della nuance, con un abito couture firmato dal designer coreano Ilya Migmoon. Il suo look includeva due grandi ali di tessuto rosa che trasformavano l’abito in qualcosa di scultoreo.

Due modi diversi di indossare il rosa che si incontrano sullo stesso red carpet di Venezia 2026. Da una parte la teatralità di Bianca Balti, che trasforma la nuance in una dichiarazione couture; dall’altra l’eleganza misurata di Laura Dern, che la rende sofisticata e senza tempo.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.