Il sogno di un polo formativo all’avanguardia per il settore tessile a Chiasso sembra essersi arenato. Da maggio 2026, il cantiere del nuovo Centro professionale tecnico del settore tessile (CPT), noto anche come scuola di moda, è sostanzialmente fermo. Un’interrogazione parlamentare interpartitica, presentata dal granconsigliere leghista Stefano Tonini e altri colleghi, chiede al Consiglio di Stato chiarimenti su questa situazione.
Il progetto, situato nel comparto della stazione FFS, prevede un investimento complessivo di circa 68 milioni di franchi e mira a riunire in un’unica sede la Scuola d’arti e mestieri della sartoria e la Scuola specializzata superiore di abbigliamento e design della moda attualmente disperse tra Viganello e Biasca. La posa della prima pietra, avvenuta nel 2026, aveva segnato l’inizio di un percorso che doveva portare alla consegna dell’opera nel 2028.
Le verifiche tecniche alla base del fermo
Secondo la Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia la sospensione delle principali lavorazioni è stata disposta per consentire approfondimenti tecnici su alcuni aspetti progettuali emersi durante i lavori. Le attività sono riprese solo in modo puntuale, su infrastrutture non interessate dagli approfondimenti. La ripresa a pieno regime è prevista per l’autunno 2026.
Tra le criticità emerse, vi è la vicinanza del cantiere alla linea ferroviaria internazionale. Questo ha sollevato dubbi su possibili verifiche legate a sicurezza, vibrazioni o vincoli tecnici. Le FFS, contattate per chiarimenti, hanno dichiarato di non essere direttamente coinvolte nel progetto, ma di essere in contatto con i referenti del cantiere.
Le preoccupazioni finanziarie
Oltre agli aspetti tecnici, l’interrogazione parlamentare solleva dubbi sulle possibili ripercussioni finanziarie del fermo. Il Cantone è il principale finanziatore dell’opera, con un preventivo complessivo di 68.042.000 franchi. Il Comune di Chiasso partecipa per la quota relativa ai posteggi dell’autorimessa interrata, che sarà rimborsata al Cantone a lavori ultimati.
Gli interroganti chiedono se il fermo del cantiere possa comportare un incremento dei costi complessivi, un superamento dei crediti approvati dal Gran Consiglio o la necessità di ulteriori richieste di finanziamento. Viene anche chiesto se le verifiche tecniche in corso possano influire sulle spese di progettazione, direzione lavori o altre voci del preventivo generale.
Le domande aperte
Tra le molte domande poste, vi è quella relativa ai tempi previsti per la ripresa completa delle attività e alla conferma della consegna dell’opera nel 2028. Gli interroganti vogliono sapere se il fermo fin qui registrato abbia già comportato o rischi di comportare ritardi rispetto al cronoprogramma iniziale approvato dal Cantone.
Un altro punto cruciale riguarda l’adeguatezza delle riserve finanziarie già previste nel progetto. Il Governo dispone già di stime aggiornate o di scenari interni relativi a possibili aumenti dei costi complessivi del CPT e dell’autorimessa? La voce di riserva/rincaro prevista nel quadro economico del progetto è ancora ritenuta sufficiente alla luce dell’attuale situazione di cantiere?
Infine, il Consiglio di Stato intende informare il Parlamento con un aggiornamento ufficiale sullo stato del cantiere, sulle cause della sospensione, sui rischi finanziari e sulle eventuali conseguenze per il credito già approvato?


