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20 Luglio 2026

Dal 19 luglio 2026 stop alla distruzione di vestiti, scarpe e accessori non venduti

Un cambiamento epocale per il settore della moda: dal 19 luglio 2026 le grandi imprese non potranno più distruggere abiti, scarpe e accessori invenduti. Scopri come questa nuova normativa promuove la sostenibilità e l'economia circolare.

Dal 19 luglio 2026 stop alla distruzione di vestiti, scarpe e accessori non venduti

Dal 19 luglio 2026, le grandi imprese del settore tessile dovranno dire addio alla pratica di distruggere capi di abbigliamento, scarpe e accessori invenduti. Questo cambiamento radicale è stato introdotto dal Regolamento Ue 2026/1781 sull’Ecodesign for Sustainable Products Regulation che promuove l’economia circolare e la progettazione ecosostenibile dei prodotti.

La nuova normativa impone alle aziende di favorire il riutilizzo il riciclo e la donazione dei prodotti, dando loro una seconda vita. Questo divieto, che inizialmente riguarda solo le grandi aziende, sarà esteso anche alle medie imprese a partire dal 2030.

Le nuove regole per la trasparenza e la sostenibilità

Il regolamento introduce due novità fondamentali. La prima riguarda l’obbligo di trasparenza le imprese dovranno rendere pubbliche le informazioni sui volumi di beni di consumo invenduti smaltiti come rifiuti. Questo include il numero e il peso dei prodotti, suddivisi per tipo o categoria, i motivi dello smaltimento, la percentuale di prodotti preparati per il riutilizzo o il riciclo, e le misure adottate per prevenire la distruzione.

La seconda novità è il divieto di distruzione di molte tipologie di prodotti di consumo invenduti, tra cui indumenti, accessori di abbigliamento, calzature, cappelli e copricapo. Sono previste deroghe per i prodotti pericolosi, non conformi, che violano le norme sulla proprietà intellettuale, o che sono inadatti al riutilizzo a causa di danni o difetti.

I dati allarmanti sullo spreco tessile

In Europa, fino al 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato vengono distrutti prima dell’uso, per un totale annuo fino a 594.000 tonnellate di tessuti. Questo spreco genera emissioni di CO2 pari a 5,6 milioni di tonnellate. Il tasso medio di reso per gli abiti acquistati online è stimato al 20%, ossia un capo su cinque venduto online viene restituito.

Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, spiega che grazie alle nuove regole, le imprese della moda non potranno più sprecare prodotti che possono avere una seconda vita. Dovranno reimmetterli sul mercato o donarli, con benefici per i consumatori, che potranno acquistare capi di abbigliamento o scarpe a prezzi scontati, e per l’ambiente.

I benefici per i consumatori e l’ambiente

Le nuove regole rappresentano un passo significativo verso una moda più sostenibile. I consumatori potranno beneficiare di prezzi più bassi su capi di abbigliamento e scarpe, mentre l’ambiente trarrà vantaggio dalla riduzione delle emissioni di CO2 e dello spreco di risorse.

Inoltre, la trasparenza obbligatoria sulle pratiche di smaltimento dei prodotti invenduti permetterà ai consumatori di fare scelte più consapevoli, premiando le aziende che adottano pratiche sostenibili.

Questo cambiamento non solo riduce l’impatto ambientale del settore tessile, ma promuove anche un modello di business più etico e responsabile, incentivando le aziende a progettare prodotti di maggiore qualità e durata.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.