Il panorama del riciclo tessile è in fase di trasformazione, poiché una normativa nazionale sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) è attesa entro la fine del 2026. Le dichiarazioni raccolte al convegno Ecomondo a Rimini mostrano come i principali attori del settore stiano già tracciando le linee guida per una gestione più sostenibile degli indumenti a fine vita.
Nel cuore dell’iniziativa c’è Erion Textiles, azienda che ha costituito un consorzio con le più grandi catene retail e gli operatori dell’e-commerce. L’obiettivo è chiaro: organizzare la raccolta, la selezione e il riciclo degli abiti usati, in modo che quando il decreto sarà pubblicato la filiera possa operare sotto un coordinamento unico.
Il consorzio di Erion Textiles guida la raccolta e il riciclo degli abiti usati
Il consorzio ha già avviato progetti pilota in diversi comuni italiani, con punti di raccolta installati direttamente nei negozi. Queste iniziative servono a valutare le modalità più efficienti per incentivare i produttori a realizzare capi più riciclabili, durevoli e robusti. Parallelamente, si sta conducendo uno studio economico per quantificare i costi di gestione: dalla logistica alla selezione, passando per il riciclo vero e proprio.
Raccolte in negozio nei comuni pilota
Le sperimentazioni includono città della Romagna e della Lombardia, dove i consumatori possono consegnare gli indumenti direttamente al punto vendita. I dati preliminari indicano un tasso di partecipazione del 12 % rispetto al totale dei clienti, un risultato considerato incoraggiante per un primo esperimento su scala locale.
Strategia circolare di Erion: oltre il tessile, RAEE e batterie
Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico di Erion, ha sottolineato che l’azienda opera su più fronti: non solo nel settore moda, ma anche con le apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e le batterie a fine vita. “Costruiamo catene del valore che permettano a questi prodotti di tornare a essere risorse, non rifiuti”, ha affermato Bonato, evidenziando l’importanza di una regia coordinata tra attori pubblici e privati.
Il modello proposto prevede la creazione di strutture di raccolta dedicate, la separazione dei flussi e la valorizzazione dei materiali recuperati. Questo approccio non solo riduce l’impatto ambientale, ma genera anche nuove opportunità economiche nel segmento del riciclo e dell’economia circolare.
Direttive UE e realtà dei distretti emiliani: Carpi e San Mauro Pascoli
Enrico Cancela, responsabile di Art-Er per la Regione Emilia-Romagna, ha rimarcato l’attesa per il quadro normativo europeo, soprattutto per l’Ecodesign e il Digital Product Passport. Senza una definizione chiara a livello comunitario, le imprese locali faticano a pianificare investimenti concreti.
I distretti di Carpi (tessile) e San Mauro Pascoli (calzature) sono al centro delle sperimentazioni. A San Mauro Pascoli le aziende hanno mostrato buone performance nella produzione, limitando sprechi e rifiuti, ma la valorizzazione degli scarti di pellame resta una sfida aperta. A Carpi, l’analisi di dieci imprese ha rilevato una debolezza nell’approvvigionamento (solo il 38 % di performance) a causa della prevalenza di lavorazioni conto terzi e della scarsa tracciabilità.
Il direttore ha concluso sottolineando la necessità di un dialogo costante tra le autorità europee e le realtà locali, affinché la competitività globale non venga sacrificata a favore di soluzioni superficiali. Solo una normativa armonizzata potrà garantire che la sostenibilità diventi un criterio di scelta credibile per i consumatori, anche di fronte alla concorrenza dei mercati esteri.



