Nel panorama delle imprese italiane, tre fenomeni si stanno rivelando particolarmente rilevanti: il modello franchising il ruolo economico dei nonni nelle famiglie e le recenti dinamiche dei titoli di Stato. I dati più recenti, raccolti nei primi otto mesi del 2026, mostrano come ciascuna di queste realtà influisca sul Pil, sull’occupazione e sul tenore di vita degli italiani.
Il franchising è tradizionalmente considerato un motore di crescita per il retail, ma la sua capacità di resistere a periodi di contrazione della domanda è ora più evidente che mai. Allo stesso tempo, il valore generato dai nonni – che fungono da babysitter, cuochi e, in molti casi, da supporto finanziario – supera i 45 miliardi di euro all’anno. Parallelamente, l’asta del Tesoro di fine settembre ha assorbito 8 miliardi di euro, con rendimenti che toccano livelli non visti da quasi due decenni.
Franchising italiano: 39 miliardi di fatturato e crescita del personale
Il Salone Franchising Milano, che si è svolto all’Allianz MiCo fino al 3 ottobre, ha presentato i risultati più recenti dell’associazione Assofranchising. Il settore registra un giro d’affari pari a 39 miliardi di euro corrispondente all’1,7 % del Pil nazionale, e conta 62.449 punti vendita. Il numero di addetti è salito del 12 % rispetto all’anno precedente, raggiungendo 327.000 lavoratori. Nonostante il Retailer Barometer indichi un calo dello 0,6 % della domanda nei primi otto mesi, il franchising ha mostrato una maggiore resilienza.
Resilienza del modello di rete
Federfranchising ha quantificato un incremento dell’8 % dei punti vendita nell’ultimo anno, segno che le reti in affiliazione riescono a mantenere l’equilibrio anche in condizioni di mercato avverse. La strategia dell’edizione 2026 del Salone, curata da Francesca Cavallo di Fiera Milano, è stata quella di trasformare gli stand e i workshop in incubatori di partnership durature, puntando sulla fiducia e sulla visione di lungo periodo tra imprenditori e investitori.
Il nonno, una risorsa economica da oltre 45 miliardi di euro
Secondo le stime della UIL Pensionati, una famiglia che può contare su nonni attivi risparmia fino a 19.288 euro all’anno. In tutta Italia, il valore totalizzato supera i 45 miliardi di euro comprendendo babysitting, pasti preparati in casa e piccoli aiuti economici. L’ISTAT registra circa 12 milioni di nonni, di cui uno su tre si prende cura dei nipoti mentre i genitori lavorano, e quasi un quarto interviene in situazioni di emergenza.
Come viene calcolato il risparmio medio per famiglia
Il calcolo parte dal costo medio di una babysitter (10-15 euro all’ora). Con circa 20 ore settimanali di assistenza, il risparmio supera i 15 000 euro annui. A questo si aggiungono gli sgravi derivanti dalla mensa scolastica (360-1 188 euro) e i contributi diretti per regali, corsi extra-scolastici e piccoli prestiti (1 800-2 500 euro). La stima complessiva varia tra 12 000 e 20 000 euro per famiglia, pur restando una valutazione di tipo sindacale, non statistica.
Titoli di Stato: asta del Tesoro a 8 miliardi con rendimenti record
Il 29 settembre 2026 il Ministero dell’Economia ha collocato un totale di 8 miliardi di euro in una sola asta, suddivisi in un BTP a 5 anni (rendimento 4,08 %), un BTP a 10 anni (rendimento 4,58 %) e un CCTeu decennale (rendimento 3,38 %). La domanda ha superato l’offerta con un rapporto bid-to-cover tra 1,54 e 1,75, indicando un forte appetito da parte degli investitori.
Riflessi sui portafogli e contesto internazionale
Il rialzo dei rendimenti, parallelo a quello del Treasury USA a 10 anni (5,22 %) e del Bund tedesco (oltre 3,6 %), segna la prima volta da metà 2007 che gli Stati Uniti tocca il 5 % per il decennale. Le cause individuate includono deficit pubblici più ampi, spesa per difesa e la corsa al capitale per l’intelligenza artificiale. Per gli investitori italiani, il prezzo dei BTP in portafoglio si abbassa, generando una perdita potenziale se venduti prima della scadenza; per lo Stato, il costo più elevato del debito può gravare ulteriormente sui conti pubblici, soprattutto alla luce del deficit 2025 al 3,1 % del Pil.



