Sabato 17 ottobre 2026, agli inizi della mattina, Beppe Angiolini si è spento nella sua abitazione di Arezzo, lasciando un vuoto profondo nel panorama della moda italiana. Aveva 73 anni, ma il suo entusiasmo per il settore non si era mai affievolito, nonostante una malattia di lunga data. La notizia, diffusa rapidamente tra i professionisti del fashion, ha scatenato un’ondata di omaggi e ricordi da parte di stilisti, buyer e amici.
Conosciuto internazionalmente semplicemente come “Beppe di Sugar”, Angiolini era più di un buyer era un interprete culturale, un talent scout capace di individuare i creativi prima che diventassero icone del lusso. Fondatore della boutique Sugar presidente onorario di Camera Italiana Buyer Moda e direttore artistico di Oro Arezzo, ha saputo coniugare mercato e arte, rendendo il suo negozio un vero punto di riferimento per il fashion system.
L’addio e i tributi
Il corpo di Giuseppe Angiolini è stato posto a disposizione della camera mortuaria della Misericordia di Arezzo, dove è rimasto esposto per il pubblico. I funerali sono stati fissati per lunedì 19 ottobre alle 15.30 nella cattedrale di Arezzo, con numerosi omaggi da parte di colleghi, giornalisti e personalità del jet-set. Anche se le esequie non sono state ancora organizzate nei minimi dettagli, il messaggio è chiaro: si celebra la vita di un uomo che ha saputo dare voce a un’intera generazione di creativi.
Dal sogno di provincia al ruolo di buyer internazionale
La storia di Beppe inizia nel 1979, quando, contro il desiderio della famiglia di vederlo continuare l’attività agricola, decide di aprire un piccolo negozio a 19 anni. Con pantaloni a zampa e una passione quasi ossessiva per il colore, si distingue fin da subito come anticonformista in una città ancora poco attenta al fashion. Questo spirito ribelle lo porta a interpretare la moda non solo come prodotto ma come cultura in continua evoluzione un concetto che lo farà emergere nelle settimane della moda di Milano e Parigi.
Negli anni ’80 e ’90, Angiolini sostiene talenti come Romeo Gigli, Jean-Paul Gaultier e Giorgio Armani, riconoscendo per primi il potenziale di figure che poi avrebbero rivoluzionato il settore. La sua capacità di sentire i designer giusti al momento giusto è diventata leggenda: dal look rock di Hedi Slimane per Dior Homme al revival di Alessandro Michele per Gucci, ha sempre saputo anticipare le tendenze senza imporre un diktat, privilegiando la libertà espressiva.
Sugar: il concept store che ha rivoluzionato Arezzo
Il primo punto vendita di Sugar nasce tra il 1978 e il 1979, in un periodo in cui il Made in Italy comincia a splendere grazie ad Armani e Versace. Angiolini raccoglieva brand emergenti e, con una curata scenografia quasi cinematografica, trasforma il negozio in un luogo di esperienza. Negli anni ’90 la rete si espande, ma è nel 2018 che avviene il vero salto di qualità: il trasferimento nel restauro del Palazzo Lambardi ribattezzato “Palazzo Sugar”.
All’interno di quel palazzo, affreschi, soffitti lignei e mosaici romani convivono con collezioni d’avanguardia e installazioni artistiche, creando una narrazione che supera il semplice atto del commercio. Angiolini affermava che la boutique fisica è “il biglietto da visita” di un brand, e che il dialogo tra offline e online è essenziale. Oggi, la filosofia di Sugar è ancora un modello per chi vuole unire retail di lusso e valore culturale dimostrando che anche una città di provincia può diventare meta internazionale.
Grazie alla sua visione, Arezzo è passata da semplice località toscana a crocevia creativo per buyer, stilisti, fotografi e collezionisti di tutto il mondo. Il fatturato del gruppo, 66,2 milioni di euro nel 2025, testimonia l’impatto economico dell’operato di Angiolini, ma il suo vero lascito è la capacità di aver trasformato il retail in esperienza culturale ispirando nuove generazioni di professionisti del fashion system.



