Il gesto improvviso di un marinaio che bacia un’infermiera a Times Square è diventato simbolo di un’epoca: quella fotografia scattata il 14 agosto 1945 racconta più di un evento, racconta uno sguardo. È proprio questo sguardo, capace di cogliere l’istante senza costruirlo, che arriva in Italia con la rassegna La fotografia era nell’aria. La mostra non è confinata a un unico spazio espositivo: invita il visitatore a spostarsi, seguire un filo narrativo che unisce il Museo Villa Bassi Rathgeb e il Museo Storico Navale di Venezia.
Organizzata con un allestimento unitario e pensata come un percorso a due tappe, l’iniziativa propone al pubblico una lettura articolata del lavoro di Alfred Eisenstaedt. Le due sedi espongono opere selezionate e temi complementari: la tappa di Abano Terme si svolge dal 16 maggio al 20 settembre 2026, mentre quella veneziana è aperta dal 22 maggio al 22 novembre 2026. Il progetto, curato da Monica Poggi, è prodotto da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e realizzato in collaborazione con il Comune di Abano Terme e D’Uva per il MUNAV.
Un allestimento che racconta il viaggio
La scelta di distribuire la mostra su due musei vicini crea un dialogo tra luoghi diversi: spa e villa storica da una parte, ambiente navale e collezioni marinare dall’altra. Questo itinerario si basa su un’idea di fruizione che richiede tempo e movimento: non una sosta veloce ma un piccolo itinerario culturale. L’impianto curatale mette in evidenza nuclei tematici e cronologici, permettendo di seguire la carriera di Eisenstaedt dal contesto europeo agli anni americani, con un equilibrio tra immagini pubbliche e intime.
Dalla formazione europea allo sbarco in Life
Formatosi nella complessa scena tedesca tra le due guerre, Alfred Eisenstaedt trasferisce il suo sguardo negli Stati Uniti nel 1935, entrando in contatto con la redazione di Life e rimodellando il linguaggio del reportage. In oltre 2.500 servizi fotografici e più di 90 copertine, la sua firma plasma l’immaginario visivo del Novecento. Il percorso espositivo mostra come la sua pratica non fosse semplice estetica: si tratta di una vera e propria visione, un modo coerente di restituire persone e contesti diversi senza perdere autenticità.
I ritratti che fermano la verità
Tra i soggetti ritratti emergono personaggi che hanno segnato politica, scienza e spettacolo: da Joseph Goebbels fino ad Albert Einstein, passando per J. Robert Oppenheimer, Marilyn Monroe e Sophia Loren. Il fascino di questi scatti sta nella capacità di ottenere istantanee «vere»: non pose costruite ma pause naturali in cui si percepisce un carattere o una tensione. Qui il ritratto diventa strumento di conoscenza più che di rappresentazione patinata.
Reportage, società e dettagli quotidiani
Accanto ai ritratti, la mostra mette in luce il talento di Eisenstaedt nel raccontare la vita quotidiana e i mutamenti sociali: dai reportage in Giappone e in Etiopia alle immagini ironiche della società americana, fino a singoli dettagli che diventano emblematici, come il Michelin sui cartelloni all’ingresso dell’autostrada Torino-Milano del 1947. Scatti dedicati a imprese e icone popolari, come la vasta collezione di gadget legati al mondo Disney, completano il quadro di un autore capace di oscillare tra il documentario e il soggettivo.
Perché visitare la mostra
Vedere questa esposizione significa seguire il ritmo di un fotografo che non rincorre l’evento straordinario ma coglie ciò che accade sottotraccia. È un invito a riconsiderare il concetto di stile: non solo una questione di forma, ma una scelta visiva e intellettuale. Il progetto espositivo stimola anche una riflessione sulla funzione della fotografia nel XX secolo e sulla sua capacità di costruire memoria collettiva, offrendo un’esperienza che mescola storia, estetica e sorpresa.
